giovedì 23 marzo 2017

Train to Busan recensione film

Train to Busan recensione film
Train To Busan

Titolo originale: Busanhaeng
Conosciuto anche come:  
Nazione: Corea del Sud
Anno: 2016
Genere: Azione, Horror, Thriller
Durata: 118'
Regia: Yeon Sang-ho
Sito ufficiale: www.wellgousa.com/theatrical/train-to-busan

Cast: Gong Yoo, Jung Yu-mi, MA Dong-seok, Choi Woo-sik, An So-hee
Produzione: 
Distribuzione: Tucker Film
Data di uscita: Roma 2016 - Selezione Ufficiale - Tutti ne parlano
2017 (cinema)

Che cosa succede quando i coreani si appropriano di un format zombesco proprio del cinema occidentale e lo ripropongono ad alto budget per un pubblico più ampio possibile? Beh, innanzi tutto va detto che questo prodotto seppur non privo di evidenti difetti paralleli a quelle delle produzioni americane riesce ad essere una spanna superiore a film come World War Z, sia nel campo narrativo e di tensione sia nel contesto blockbuster dove si cerca nonostante tutto di dare una parvenza drammatica abbastanza incisiva. 

Tuttavia se in occidente questa tipologia di film soffre di “americanata” facile ( nel senso di spacconeria e esagerazioni derivanti dal surplus monetario etc …) questo film soffre, mi permetterei di dire, di “coreanate” ( questa volta in senso negativo)ovvero l’eccessivo uso del melodramma a spezzare la tensione senza un equilibrio giustificato ben preciso. Alla fine il film non porta niente di nuovo, prende solo alcuni elementi thriller ed orrorifici e li “quadra” molto bene così da soddisfare efficacemente l’amante del genere. Viene preso l’elemento zombie e epidemia associato al concetto di “Snowpiercer”. Il protagonista e sua figlia, in viaggio in treno verso Busan, affronteranno il morbo tra carrozze e stazioni sotto quarantena. Effetti molto convincenti, storia claustrofobica, un thriller con zombie che corrono assatanati come pazzi, forse come detto l’aspetto drammatico ed alcuni cali di tensione “telecomandati” fanno storcere il naso … ma già è un mezzo cult per gli appassionati di genere.
voto 6

martedì 21 marzo 2017

Doctor Strange film recensione

Doctor Strange film recensione
Doctor Strange

Titolo originale: Doctor Strange
Conosciuto anche come: Marvel's Doctor Strange, Dr. Strange
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Azione, Avventura, Fantastico
Durata: 115'
Regia: Scott Derrickson
Sito ufficiale: 
Social network: facebook

Cast: Benedict CumberbatchChiwetel EjioforRachel McAdams, Michael Stuhlbarg, Mads Mikkelsen, Tilda Swinton, Scott Adkins, Benedict Wong, Amy Landecker
Produzione: Marvel Studios
Distribuzione: Walt Disney
Data di uscita: 26 Ottobre 2016 (cinema)


Ipnotico, un caleidoscopio di forme e colori e a tratti onirico tra “inception” e “matrix”? Si, però solo nelle scenette action-magiche, per tutto il resto il film si comporta come un normale prodotto Marvel, canonicità della trama fumettosa e forse anche troppi dialoghi poco utili a spezzare il ritmo. 

Il regista di “Sinister” ce la mette tutta per rendere peculiare il suo film dal punto di vista visivo infatti ci sono cinematismi davvero difficili da dimenticare, un caos ordinato che sfonda l’occhio dello spettatore però tutto questo non riesce a dare un taglio visioniaro  alla pellicola che vive comunque di un plot che deve essere “di gradimento” al grande pubblico forse soffocando le potenzialità della storia. Questa volta il punto di forza visivo mette in mostra le debolezze del franchising , i villain hanno delle motivazioni ridicole ( anche se mi rendo conto che il tutto derivi da un fumetto) dato che più o meno tutto è riportato con serietà ed epicità, insomma i pregiudizi Marvel vengono tutti a galla nonostante le trovate visive. Derrickson però è bravo, aggiunge all’action la meraviglia e agisce sulla fotografia rendendo tutto magico ed interessante. La parabola del protagonista intrattiene ma ovviamente è prevedibilissima ed in ogni caso S. Strange sembra proprio lo Sherlock televisivo. La Marvel cerca di fare il colpaccio introducendo ora di prepotenza la magia e ci propina la solita solfa contornata da effetti visivi da trip, giusto intrattenimento e basta così.
voto 6

lunedì 20 marzo 2017

Certain women recensione film

Certain women recensione film

Certain Women (2016)

Director:

 

Writers:

  (screenplay),  (based on stories by)


Primo film della Richardt che visiono, sicuramente una regista dotata di un grande talento nel rappresentare i legami delle persone in contrapposizione al mondo che le circonda, da questi ritratti di donne che ci offre si denota una certa attenzione al “volto umano” della storia senza trascurare il paesaggio. Il film procede dunque a descriverci dei brevi “pezzi di vita” di alcune donne in Montana dove l’ambiente acquista quasi un valore metaforico nell’essere così sterile e freddo, a tratti mi ha ricordato quello di Fargo.

 La regia con il suo ritmo lento e attento all’espressività delle sue brave attrici sembra non avere mai dubbi su cosa debba puntare il film tuttavia il plot che è diviso in tre parti( adattato da alcune short stories di Maile Meloy) seppur profondo e toccante sembra sconnesso ed è evidente la superiorità della terza storia rispetto alle prime due basate su fatti forse troppo canonici e di poco peso specifico. Ritmo blando come detto, la sceneggiatura si prende tutto il tempo che vuole e gli attori bravissimi centellinano le parole. Forse quello che mi è mancato è la vera emozione, mi è parso un po’ tutto troppo accademico però l’operazione è comunque un ritratto fedele di tre donne che cercano di “comunicare” e “correggere” in una situazione di stallo.
voto 7

giovedì 16 marzo 2017

Vi presento Toni Erdmann recensione film

Vi presento Toni Erdmann recensione film
Vi presento Toni Erdmann

Titolo originale: Toni Erdmann
Conosciuto anche come:  
Nazione: Germania, Austria
Anno: 2016
Genere: Commedia
Durata: 162'
Regia: Maren Ade
Sito ufficiale: www.tonierdmann-derfilm.de
Sito italiano: www.vipresentotonierdmann.it

Cast: Peter Simonischek, Sandra Hüller, Michael Wittenborn, Thomas Loibl, Trystan Pütter, Hadewych Minis, Lucy Russell, Vlad Ivanov, Victoria Cocias
Produzione: Komplizen Film
Distribuzione: Cinema
Data di uscita: Cannes 2016 - In Competition
02 Marzo 2017 (cinema)

A mente fredda si capisce subito perché Hollywood abbia comprato i diritti del film per proporlo al pubblico americano in lingua inglese e, sembra, con protagonista Jack Nicholson. La regista Maren Ade prende degli elementi apparentemente semplici come un rapporto padre/figlia in una situazione “esotica” econ giochi di maschere e scambi di persona lo tempra attraverso un cinema che si distanzia dal grande pubblico sotto molti aspetti specificando la sua anima intima autoriale e perché no ribelle.

 E’ stata definita come la migliore commedia in lingua tedesca mai realizzata, ma come già si può capire dal trailer il film è una dramedy che in alcuni casi vive di grottesco o addirittura di situazioni surreali, si ride di pancia solo in alcune fasi mentre in altre l’allegria è la maschera di cui si copre il triste protagonista che vorrà riconquistare sua figlia, la quale nel frattempo è diventata un pezzo grosso del business in Romania. Ci viene descritta l’odissea di un Padre “pesce fuor d’acqua” in lotta perenne contro la compostezza professionale della figlia nei modi più disparati e spesso divertenti. Il film ha una costruzione “slow burn” infatti ciò ha influito sulla lunghezza che tuttavia non pesa sullo spettatore, una scelta di stile che condivido data l’eccellenza attoriale e l’ottima descrizioni degli ambienti. La regia è maliziosa, vengono sviluppate varie situazioni che sarebbero difficili vedere in un film USA, interessantissima e divertentissima una scena di nudo nella parte finale dai toni quasi surreali. L’unico problema del film è che una volta noti gli addenti essi vengono cambiati ripetutamente per arrivare allo stesso risultato. E’ evidente che alla regista piace sondare i vari punti di rottura del pubblico, imbarazzando e stravolgendo completamente la realtà senza apparire irreale, se apprezzate questo tipo di umorismo benvenuti vi presento Toni Erdmann!
voto 7

giovedì 9 marzo 2017

oceania recensione film

oceania recensione film
Oceania

Titolo originale: Moana
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Animazione
Durata: 103'
Regia: Ron Clements, John Musker
Sito ufficiale:  
Social network: facebook

Cast (voci): Dwayne Johnson, Alan Tudyk, Auli'i Cravalho, Phillipa Soo
Produzione: Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 22 Dicembre 2016 (cinema)


La Disney cerca questa volta di ritornare sul vecchio “modus operandi” sfruttando però le tecnologie moderne realizzando una storia classica che forse fatica troppo a distaccarsi dallo standard. Sorvolando sulle questioni “titolo” che poteva richiamare a certi film di genere, Moana ( internazionale), e Oceania ( in Italia) che identificherebbe l’atmosfera esotica del plot, il prodotto ci mette dinanzi ancora una volta una piccola principessa che però questa volta non andrà alla ricerca dell’amore trasognato ma intraprenderà un lungo viaggio per garantire la salvezza al suo popolo.

 La Disney orami parla di eroine, qui l’altro protagonista maschile anche se un po’ stereotipato farà da paggetto alla giovane Vaiana. Atmosfere ai confini del mondo riuscitissime tra sole, palme e acque cristalline, la CGI davvero di ottima fattura in alcuni scene ci si incanta di fronte ai movimenti sinuosi dei capelli al vento dei protagonisti. Dopo un ottimo inizio tuttavia, come già accennato, la storia pian piano cade nei cliché disneyani, nel momento che dovrebbe essere focale il film si arena sul “pilota automatico”, le battute tra i protagonisti sembrano fatte quasi per allungare il brodo. Per il resto tutto nella norma, canzonette molto simpatiche e situazioni che mi hanno ricordato “Hercules” con una linea comica affidata ad un volatile che poteva essere sfruttata meglio. In fin dei conti un film piacevole fatto da colori vividi e luminosi che acquista vitalità quando i protagonisti cominciano a cantare musiche “catchy”, forse la storia è un po’ usa e getta ma considerando il contesto la pellicola è un buon prodotto “family friendly” che se visto troppo da vicino potrebbe” puzzare” di riciclo.
voto 6.5
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