lunedì 18 settembre 2017

Guardiani della Galassia Vol. 2 recensione film

Guardiani della Galassia Vol. 2 recensione film
Guardiani della Galassia Vol. 2

Titolo originale: Guardians of the Galaxy 2
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Azione, Avventura, Fantascienza
Durata: 137'
Regia: James Gunn
Sito ufficiale: www.marvel.com/guardians
Sito italiano: www.guardianidellagalassia2.it
Social network: facebook

Cast: Chris Pratt, Zoe SaldanaKurt Russell, Chris Sullivan, Karen Gillan, Sylvester Stallone, Stan Lee
Cast (voci): Bradley CooperVin Diesel
Produzione: Marvel Enterprises, Marvel Studios
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 25 Aprile 2017 (cinema)

Sarò impopolare ma a me questo secondo giro dei Guardiani della Galassia ha proprio deluso. Non che mi aspettassi chissà cosa, ma avevo trovato il precedente abbastanza fresco nonostante poi fosse comunque impiantato sullo script classico Marvel apprezzando anche lo stile del regista abbastanza brillante e vorace. 

Qui James Gunn c’è ancora ma la brillantezza secondo me è appiattita dall’eccesso, dalla voglia di strafare soprattutto quando si parla di un action giustamente sopra le righe ma comunque strabordante ed una computer grafica veramente troppo invasiva rendendo il film quasi “un’animazione grafica” a forza , e si vede che è tutto fintissimo. 

Si fa di tutto per spendere al centesimo tutto il budget disponibile fregandosene degli equilibri narrativi, la comicità pungente del precedente qui sembra arrotondata ed i dialoghi sovvertono il plot dall’avventuroso alla descrizione umana dei personaggi, un po’ come le serie tv, la storia è la solita tiritera che dura un po’ troppo per miei gusti. Perché se uno si vuol divertire si deve divertire per più di due ore tirate?(forse sono io che sono strano, sarei curioso di sapere come la macchina industriale Marvel abbia estrapolato la durata media di un film da utilizzare per la grande massa … forse è la sindrome da McDonald's si gode se si hanno da consumare cose gigantiformi indipendentemente dalla qualità?) 

Capisco che la Marvel ci tira su sempre un po’ di soldi visto che i fan ci sono, a livello tecnico ci siamo, e il buono investimento c’è sempre, ma perché non investire i soldi in nuove sceneggiature e mondi/personaggi, atmosfere sognanti trame anche rimanendo nel pop … ma nuove, insomma esplorare nuove risorse fantastiche piuttosto che imbastire film già visti che hanno sempre la stessa struttura e approfondiscono personaggi già venduti prima dell’uscita nelle sale?
Comunque il film recupera nel finale, abbastanza sui generis ai toni generali della saga, da un senso al film ma comunque non voglio più divertirmi per più di due ore, nemmeno sotto tortura ….
voto 5

sabato 16 settembre 2017

Dunkirk recensione film

Dunkirk recensione film
Dunkirk

Titolo originale: Dunkirk
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A., Regno Unito, Francia
Anno: 2017
Genere: Azione, Drammatico
Durata: 106'
Regia: Christopher Nolan
Sito ufficiale: www.dunkirkmovie.com
Sito italiano: www.warnerbros.it/speciali/dunkirk
Social network: facebook

Cast: Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark RylanceKenneth Branagh, Aneurin Barnard, Harry Styles, Jack Lowden, Fionn Whitehead
Produzione: Syncopy, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Data di uscita: 31 Agosto 2017 (cinema)


Cosa succede se la ricca Hollywood dà quasi carta bianca ad un regista come Nolan, un autore che ha lavorato nel mainstream commerciale ma ha avuto anche un'anima autoriale niente male? Succede che viene fuori un ottimo film, checché ne dicano i detrattori e gli anti retorici, questo è un gran film, quadrato, compatto che non parla di guerra ma dello stato umano durante la guerra, che detiene ed esprime elementi base del cinema del suo autore nonostante sia molto diverso dai suoi soliti lavori e ne rappresenta a pieno la sua anima metallica. 

Come da titolo si parla di Dunkerque, città francese che nelle battute iniziali della guerra lampo fu teatro dei una delle più grandi operazioni d’evacuazione in termini di soldati messi in salvo. Francesi, inglesi ed altri alleati si trovarono stretti dai nazisti, l’unico ostacolo dalla salvezza era “un pezzo di mare”. Nolan costruisce un film atipico per quanto riguarda la sua filmografia e per quanto riguarda il cinema mainstream, infatti uno dei suoi maggiori pregi è aver saputo coniugare gli elementi “arty” con un prodotto che potrebbe essere tranquillamente crowdpleaser per la maggior parte dell’opera, forse proprio la parte finale, quasi una concessione agli spettatori della domenica, stona leggermente rispetto ai minimi termini del film.

 Nella storia non ci sono eroi, c’è solo ansia, e il nolanismo dello spazio/tempo è espletato tramite un ottimo montaggio, la regia e la gestione del tutto è spettacolare, il film contiene tra le inquadrature più belle del cinema di Nolan, la pochezza dei dialoghi da manforte al livello visuale e sensoriale dell’opera secondo me resa ai massimi livelli anche grazie ad una colonna sonora industriale tutta da gustare al cinema.

 Negli ultimi tempi di pellicole sulla II guerra mondiale fatte con questa minuziosità e solidità ne ho viste ben poche e per questo considero Dunkirk estremamente consigliato, quasi ineccepibile ma non incredibile, forse un punto cardine per il cinema pop hollywooddiano. Nolan ci regala un film senza storia, la narrazione è fatta d’immagini, per certi versi un piccolo esperimento, sembra che l’autore finalmente si sia liberato di un po’ di fango e cerchi di spiccare il volo, i nazisti non ci sono, bombardano solamente, il nemico è il tempo e l’antispettacolarità è spettacolarità allo stesso tempo, un piccolo trucco di magia dell’autore.
voto 8
P.s.
Ciò che manca forse è l’empatia che dovrebbe sviluppare lo spettatore per i protagonisti, ma questo è parzialmente giustificato dal fatto che i dialoghi praticamente sono inesistenti e Nolan punti tutto sull’ansia, cosa che lo spettatore ha durante tutta la visione. Il regista tenta di ovviare al problema empatia nelle battute finali ma secondo me fa un piccolo casino spielbergoso, avrebbero potuto chiudere con qualcosa di più crudo … ma poi forse sarebbe stato un film troppo poco mainstream?

giovedì 14 settembre 2017

L'infanzia di un capo - the childhood of a leader recensione film

L'infanzia di un capo recensione film
L'infanzia di un capo

Titolo originale: The Childhood Of A Leader
Nazione: Gran Bretagna, Ungheria, Belgio, Francia
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 113'
Regia: Brady Corbet
Sito ufficiale: 

Cast: Robert Pattinson, Liam Cunningham, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Caroline Boulton, Sophie Curtis, Rebecca Dayan, Rebecca Dayan, Yolande Moreau, Tom Sweet
Produzione: Bow and Arrow Entertainment, FilmTeam, Hepp Film
Distribuzione: Fil Rouge Media
Data di uscita: Venezia 2015 - Orizzonti
29 Giugno 2017 (cinema)


Bello quando i film ci ricordano da che basi e che cosa ha dovuto passare la vecchia Europa e lo fanno attraverso la descrizione di ideologie ed atmosfere tramite simboli. La pellicola, di produzione francese maggiormente ma in lingua inglese principalmente, non vuole essere una mera ricostruzione storica documentaristica o di riflessioni sulla psicologia di una giovane mente che poi diventerà scomoda, ma si aggira e scava attraverso il quotidiano e l’ambiente fino a poi proporci, a effetto, negli ultimi minuti una delle sequenze finali che ritengo tra le migliori degli ultimi anni.

 Il giovane regista alla sua prima opera sceglie una materia complessa, la descrizione della gioventù di un futuro leader il tutto ambientato g alla fine della grande guerra a pochi chilometri da Parigi, in una casa di un lusso decadente come il vecchio continente dopo gli stenti e le tragedie del tempo. Ho visto il film senza conoscere praticamente niente quindi la completa ignoranza dell’argomento mi ha permesso di scoprire pian piano l’ambientazione e il collocamento dei vari personaggi nel contesto, questo mi ha distolto da c una parte centrale abbastanza stantia nonostante la regia impeccabile e le ottime prove attoriali. 

Si respira l’influenza di Haneke e di Lars Von Trier, registi d’ispirazione per il giovane che a questo punto potremmo definire astro nascente del cinema europeo. Fotografia suggestiva, camera che si appiccica agli attori ma che anche ci mostra gli ambienti attraverso dei movimenti anche gustosi, ma l’elemento che ho apprezzato di più oltre al già citato finale sono le musiche, archi che stridono e che paradossalmente sono perfettamente assumibili alle vicende. 

Diviso in capitoli la pellicola tratta la vita quotidiana di un bambino e soprattutto di chi gli sta intorno, la lenta cottura registica ci regala un finale a metà tra allegoria e realtà a livello concettuale ma anche a livello visivo, film d’autore d’alto profilo nonostante i difetti.
voto 7

domenica 10 settembre 2017

Personal shopper recensione film

Personal shopper recensione film
Personal Shopper

Titolo originale: Personal Shopper
Conosciuto anche come:  
Nazione: Francia
Anno: 2016
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 105'
Regia: Olivier Assayas
Sito ufficiale: www.ifcfilms.com/films/personal-shopper

Cast: Kristen Stewart, Lars Eidinger, Nora von Waldstätten, Anders Danielsen Lie, Pamela Betsy Cooper, Sigrid Bouaziz, David Bowles
Produzione: CG Cinéma, Scope Pictures, Vortex Sutra
Distribuzione: Academy Two
Data di uscita: Cannes 2016 - In Competition
13 Aprile 2017 (cinema)


La Stewart ormai si sta imponendo come una grande attrice, dopo una buonissima prova in Sils Maria (sempre film di O. Assayas) anche qui è una bomba ma da protagonista scrollandosi ormai di dosso il marchio “twilight” ed asfaltandosi la strada per una luminosa carriera. Ma “Personal Shopper” non è solo la Stewart, è un film di alto livello fatto da un regista ex critico che la sa lunga sull’arte e attraverso un linguaggio filmico moderno e allo stesso tempo quadrato realizza un film oggetto ibrido tra art house ed intrattenimento, mossa produttiva ottima per enfatizzare il cinema europeo. 

C’è Hitchcock nel thrilling, un certo cinema horror d’impronta giapponese ( dove lo spettro rappresenta la psiche e i problemi piuttosto che la paura fine a se stessa), il voyeurismo di De Palma, insomma dalla parte del genere il film non ci fa mancare niente ma comunque ci spiazza sollevando questioni indagando nell’umano e calandoci il sipario nei momenti clou costringendoci all’interpretazione. 

La protagonista come da titolo è una personal shopper, compra abiti di lusso per una ricca donna/modella parigina, tra un acquisto e l’altro prova a cercare la presenza del suo fratello gemello morto tre mesi prima. Regia che sfrutta schermi, computer, superfici riflettenti, addirittura ci sono lunghe sequenze che costruiscono ottimamente la tensione tramite Iphone, non ci mostra mai una Parigi da cartolina ma solo una Parigi vissuta e costruisce le scene “ghost house” un po’ sottotono nonostante ottimi piani sequenza studiatissimi.

 Inizialmente fischiato a Cannes il film si è poi beccato il premio per la miglior regia, questo fa capire come possa essere ambiguo ad una prima occhiata ma la sua forza è proprio questa, essere un grande cinema d’autore lasciando chi guarda in balia delle “onde dell’interpretazione personale”, insomma è uno di quei film dove gli ultimi secondi mettono un po’ in discussione tutto e dove non si sarà mai sicuri su alcuni punti chiave della storia. 

Trattazione di un’insoddisfazione esistenziale attraverso una storia thrilling coinvolgente, affascinante ed alquanto metafisica, un esplorazione psicologica che a fine visione sembra poco intuitiva ma risulta efficientemente ficcante.
voto 7.5

P.s. Spoiler/
molto probabile che il fattore scatenante la disapprovazione iniziale a Cannes fu l’insieme delle sequenze con il fantasma, effettivamente secondo me in quelle scene potevano lavorarci meglio andare di sottrazione ed evitare di mostrare gli ectoplasmi alla Ghostbusters anche perché quelle scene rimangono impresse e non è un bel vedere rispetto al livello del film. Peccato per questa pecca perché il film è un prodotto riuscitissimo.

venerdì 8 settembre 2017

La vendetta di un uomo tranquillo recensione film

La vendetta di un uomo tranquillo recensione film
La vendetta di un uomo tranquillo

Titolo originale: Tarde para la ira
Conosciuto anche come:  
Nazione: Spagna
Anno: 2016
Genere: Thriller
Durata: 92'
Regia: Raúl Arévalo
Sito ufficiale:  

Cast: Antonio de la Torre, Luis Callejo, Alicia Rubio, Manolo Solo
Produzione: Agosto la Película, La Canica Films
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: Venezia 2016 - Orizzonti
30 Marzo 2017 (cinema)

Raúl Arévalo, il regista di questo film, è stato prima di tutto un attore di buon successo, tra i suoi film da attore ricordo con piacere La Isla Minina, thriller iberico di fattura eccezionale che ha dato una spinta al cinema spagnolo rinforzando una nuova onda thriller cruda, densa e impregnata di realtà. Su questo filone si allinea “Tarde para la ira” con una regia nervosa, a macchina a mano che tenta a tutti i costi di spiattellarci sempre le facce espressive dei protagonisti arrancanti in una terra difficile, in sobborghi poveri e campagne che sembrano il sud Italia in tutti le sue sfumature.

 Il thriller è piuttosto verosimile e i dialoghi non fanno altro che sottolineare questo aspetto, storia di vendetta in una terra aspra, il regista utilizza al meglio tutti i clichés del genere appropriandosi di un linguaggio severo ma che non annoia lo spettatore intromettendo piccoli plot twist e sfruttando al massimo la bravura degli attori. 

Prodotto che ha rubato premi a “Julieta” di Almodovar, d’indubbia qualità tecnica quindi, ma una sceneggiatura piuttosto statica, o meglio, che non va mai fuori i binari sovvertendo i meccanismi di genere, infatti, non cerca mai di spiegare la storia e cultura del territorio in profondità come aveva fatto La Isla Minima ma si limita a rappresentarlo solo nella sua realtà, questo lo rende un po’ piatto a livello di scrittura dato che film che parlano di rapine e vendette in situazioni depresse ce ne sono a pacchi, da “Hell or high water” a ritroso. Il fatto che parli solo di vendetta è un difetto, per il resto un buon film.
voto 6.5
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