lunedì 22 agosto 2016

In the Deep aka 47 metri recensione film

In the deep aka 47 metri down recensione film

L’estate sta finendo e la voglia di mare c’è sempre, ma si può rimediare. Ancora inedito in Italia questo ” shark movie” ad alta tensione è stato scartato almeno per adesso in favore di “The Shallows”, un altro film di questo genere in prossima uscita che ancora devo visionare.

“47 metres down” che poi ha cambiato il nome in “in the deep” ha avuto una distribuzione travagliata anche negli Usa dove è comparso dapprima in home video e poi probabilmente uscirà anche nelle sale nel 2017. La storia parte da un concept molto semplice, due sorelle in vacanza in Messico si ritrovano su un vecchio peschereccio per affrontare emozioni forti e parafrasando una delle protagoniste “ per non fare le solite noiose foto”. All’interno di una gabbia metallica verranno calate nell’oceano per ammirarne la fauna acquatica e soprattutto osservare da vicino i famigerati squali fino a quanto succederà quello che lo spettatore si aspetta dall’inizio della pellicola …

Il primo quarto d’ora segue i soliti cliché da american horror, due belle donne in vacanza, montaggio serrato fatto di serate in discoteca e giornate su spiagge paradisiache fino a quando due adoni rimorchiati a caso non le trascineranno sull’oceano a caccia di emozioni. Fortunatamente l’opera acquista tutt’altri toni dal momento in cui le ragazze si immergono nel profondo oceano, la tensione sale e la regia diventa incredibilmente solida ed ancorata all’idea di thrilling quasi da non crederci considerando il regista, non una cima, e la gestione della prima parte, un po’ deludente.

Le due attrici principali comunque sono caratterizzate in maniera piuttosto semplice e banale così come tutti, anche il grande Matthew Modine qui nei panni del capitano del peschereccio e responsabile della situazione. Ho definito il film “shark movie”, in realtà qui gli squali si vedono poco ma sono estremamente funzionali e la scarica adrenalinica data dalle loro apparizioni è piuttosto equilibrata senza esagerare, sembra anche essere limitato al minimo l’uso di CGI, cosa rara al giorno d’oggi per film di questo budget.

Comunque una volta in acqua queste due povere ragazze, nonostante il bad acting, si troveranno in situazioni che fanno presa sullo spettatore, io personalmente l’ho visto tutto d’un fiato nonostante ci siano comunque facilitazioni di messa in scena e passaggi abbastanza intuibili.

Alla fine il film risulta come una piccola gemma nel contesto anche mettendolo a rapporto alla scarsa considerazione che gli è stato data dalla distribuzione ed anche per le riserve che gli avevo dato in partenza io stesso. Buon thriller estivo.




Pro: seconda parte, buona regia subacquea con annessa tensione, buon finale

Contro: primi minuti, comparto attoriale

Voto: 6.5

SPOILER


Ho apprezzato particolarmente il finale anche perché tutte quelle situazioni poco plausibili stavano cominciando a farmi allontanare dal film, ad esempio lo squalo che prima attacca e poi se ne va a zonzo o l’estrema applicazione della legge di Murphy cioè che se tutto può andar male allora va male. Quindi ho apprezzato la risoluzione di questo nodo è ho trovato il tutto almeno come concetto un po’ alla Gravity, ma non a livello tecnico per carità …

Non sono esperto del settore ma tutto quello che succede relativamente alle attrezzature dovrebbe essere plausibile a parte forse il comportamento degli squali e la loro velocità in acqua molto variabile a seconda dell’inquadratura …

giovedì 18 agosto 2016

Last days in the desert recensione film

Last days in the desert recensione film

Last Days in the Desert (2015)


Ancora inedito in Italia, molto probabile uscirà intorno a Pasqua,” Last days in the desert” è l’ultimo film di Rodrigo Garcia a tematica mistico spirituale presentato al Sundance del 2015 dove un Evan McGregor in stile Obi Wan Kenobi è impegnato ad interpretare le ultime giornate di Gesù nel deserto, come storia vuole.

Scorrendo i nomi della crew salta subito all’occhio il nome di Lubezky, direttore della fotografia che è sempre una garanzia , tra gli ultimi lavori le immagini di The Revenant, il peso del maestro della cinematografia si sente tutto ed il film infatti è imperniato prima di tutto sul concetto di deserto, concetto che parte prima di tutto dal visivo per colpire lo spettatore in maniera netta.

Dunque si parte da una materia molto interessante, i giorni che il Nazareno passò nel deserto tra le tentazioni di Lucifero e le invocazioni verso il Padre, sostanza che poteva essere sfruttata in maniera forse meno sporca in quanto a scrittura e a profondità spirituale in quanto sembrano esserci alcuni buchi concettuali, almeno ad una prima visione, nonostante la maestosa narrazione visiva. La pellicola risulta un’opera che sicuramente sarà commercializzata difficilmente dati i significati criptici ed i tempi dilatati infatti si allontana anche dalla platea credente dato che lo stile non ricalca il religioso ma sembra quasi basarsi su linee new age. Come già detto il deserto è protagonista, numerose scene hanno stacchi di montaggio lunghi proprio per permetterci di godere la bellezza delle zone aride californiane, location del film, i costumi sono perfetti e la regia comunque rende l’idea di cosa possa essere vivere all’addiaccio al gelo di notte e al caldo di giorno. La scelta del casting ovviamente applica il white washing, ovvero chiaramente ad esempio avremo un Gesù che sembra scozzese più che ebreo, ma ormai ci siamo abituati, evidentemente gli studios troverebbero controproducente ricostruire in dettaglio le sembianze del Cristo o forse semplicemente preferiscono utilizzare il nome di McGregor per vendere il film. 

Arriviamo al punto, durante il suo viaggio rigorosamente a piedi tra il pietrame e i venti sferzanti del deserto, Gesù che sarà in perenne diverbio con il diavolo incontrerà una famigliola isolata composta da un anziano capo famiglia , un figlio adolescente ed una giovane mamma malata. Il capo famiglia è intenzionato a restare nel deserto, il figlio vuole viaggiare e vedere il mondo, il regista cerca di inserire il protagonista in questi intercapedini familiari cercando di descriverceli come un intento da missione evangelica, ovvero quello di riassettare il nucleo dei tre nonostante i pessimi consigli e le elucubrazioni di Lucifero che in ogni scena è rappresentato dal doppio del Cristo … sicuramente gli iperreligiosi considereranno la questione quasi blasfema. Si procede in questa maniera tra tramonti e lunghe camminate fino ad un finale che francamente ritengo un po’ appiccicato di forza per dare più consistenza al tutto.

McGregor anche se sembra comunque troppo vecchio per il ruolo è comunque in parte e rende bene anche nelle scene di “Doppio” , riesce a darci la profondità luciferina e l’aureola da sant’uomo con una certa facilità. Ma la vera star, come già detto è Lubezky che come al solito usa solo luce naturale e adatta il deserto del Anza-Borrego a est i San Diego alla Palestina di 2000 anni fa.

Alla fine della fiera la pellicola voleva essere quasi un esercizio di stile che però verso il finale si prende la briga di insistere su una tematica, forse sconnessa dalla narrazione stessa, che finirà per allontanare sia i religiosi che gli appassionati di cinema.

Pro: fotografia, atmosfera, 

Contro: sceneggiatura, parte finale, narrazione frammentata

Voto: 6+

SPOILER

La scena chiave, quella dove il padre chiede al figlio di scendere con la corda ma poi prende la decisione di scendere egli stesso francamente non l’ho capita e fatico ad inserirla nella narrazione che fino a quel punto era stata più che sufficiente, forse simbolica ma a me è sembrata una forzatura così come la parte centrale e la scommessa che Satana fa a Gesù, praticamente il Cristo non fa niente altro che lasciar morire i due genitori per favorire il figlio, non so se il tutto sia attinente alle scritture ma per me è abbastanza discutibile e non ha niente di profondo o altamente spirituale. Il finale l’ho trovato veramente appiccicaticcio, si salta alla passione con due tre immagini montate solo perché Lucifero gli aveva detto che negli ultimi momenti sarebbe stato lì a tentarlo? Mha... piuttosto avranno inserito quelle immagini solo per rendere più drammatico il finale altrimenti sarebbe stato ampiamente inconsistente. Invece gli ultimi secondi mi sono piaciuti molto, il contrasto vecchio e nuovo, il deserto come scrigno di avvenimenti epici che noi non consideriamo e la frase di Lucifero che si ritroverà fallace …

sabato 13 agosto 2016

into the forest recensione film

into the forest recensione film

Into the Forest (2015)

Director:

 

Writers:

  (based on the novel by)

Che cosa potrebbe succedere se l’energia elettrica e di conseguenza tutto il nostro benessere derivante da essa dovesse scomparire senza preavviso? Ci avete mai pensato? Da questo contesto parte l’ultimo film di Patricia Rozema che dopo aver fatto il giro dei festival nel mondo ed essere uscito negli Usa è ancora inedito praticamente in tutta Europa.

E’ un adattamento del romanzo omonimo di Jean Hengland ( che non ho letto, ma dalle informazioni raccolte sembra abbastanza differente in alcuni situazioni e sottotesti ), la storia si svolge in un prossimo futuro, ovvero tutto è uguale come ai giorni nostri a parte qualche apparecchiatura elettronica quali schermi ultrapiatti trasparenti e una rete internet più annessi social network molto avanzati. Partendo dalla considerazione che questo film sia un drama scifi, ovvero la parte drammatica è nettamente di peso maggiore rispetto alla sezione fantascientifica che personalmente ritengo potesse essere anche evitabile poiché ne toglie ne aggiunge niente all’atmosfera, la storia cerca di seguire il filotto di quei film post apocalittici improntati sulla drammaticità quali the road, the rover, the survivalist e chi più ne ha più ne metta. La presenza di attrici quali la famosa Ellen Page e Evan Rachel Wood rendono il film papabile per un pubblico più ampio nonostante il film abbia più un impronta di film di nicchia, ma non in quanto a narrazione o impegno ma più che altro in quanto ad argomentazione.

Regista canadese, produttori canadesi, quindi film ambientato in British Columbia,uno stato federato del Canada ovviamente molto umido e verde. Nell ( Page ) è una studentessa, sua sorella Eva ( Wood ) è una ballerina, vivono insieme a loro padre in una casa nei boschi a circa 40 km dal primo villaggio più vicino. La casa è bella luminosa, dotata di tutti i confort, ma un bel giorno l’energia elettrica viene a mancare in tutta la zona e non solo. Chiaramente la famigliola si precipita in paese a fare incetta di viveri e benzina per poi ritornare nel bosco in attesa di buone nuove. Niente di tutto questo e la situazione si metterà ancora male col passare del tempo.

La regista mette subito le mani avanti avventandosi sul drama, prima di tutto è una storia di rapporti familiari, prima tra le sorelle e il padre, poi tra le due , poi tra le due e il mondo. L’aspetto fantascientifico della storia è trascurabile, il pretesto che mette in moto l’azione è qualcosa di lievemente metaforico e reaziona l’energia con la civiltà. In secondo piano ma non da meno l’argomentazione dibatte sul ruolo dell’energia oggi, è il nostro sangue, senza di essa la moderna civiltà potrebbe collassare in pochi mesi. Personalmente credo plausibile questa posizione dato che con un assenza prolungata di quelle che sono le nostri abitudini energetiche possano cambiare i dinamismi sociali in poco tempo, come l’uso delle armi sbarazzino e l’impunità dilagante. La regista usa questo secondo piano narrativo per creare tensione, quando affonda ci riesce bene soprattutto in alcune scene come quella chiave che darà una svolta alla pellicola.

Alla luce del realismo molte cose non funzionano, le situazioni mielose e drammatiche sono troppo prolungate e spropositate tali quasi da distogliere lo spettatore, poi una regia quasi televisiva che fa solo il suo e una fotografia desaturata che vira sul verde non aiuta.

Si passa dal dramma al thriller, a spizzichi, il ritmo e spezzato come detto da prolungati inserti mielosi con musichetta annessa, nonostante tutto non mi sono annoiato o deconcentrato durante la visione dato la precarietà della situazione delle protagoniste fino ad arrivare ad un finale forse metaforico ma poco azzeccato. Film interessante e ben recitato ma dubbioso negli intenti.

Pro: comparto attoriale, contesto
Contro: finale, gestione drammatica sbilanciata
Voto: 6.5
SPOILER

L’interpretazione che darei di primo acchito al film sarebbe quella di stampo classico femminista, anche se molto debole. La regista secondo me metterebbe in risalto le due protagoniste dopo la morte del padre e le metterebbe contro il mondo, un mondo senza energia che diventa immediatamente dopo anni di rivoluzioni femministe automaticamente proibitivo per una donna, le quali potrebbero cadere in pericolo in ogni dove e sono costrette ad isolarsi dalla civiltà. Non a caso il finale, che a me ripeto non è piaciuto, parla proprio di questo, un nuovo inizio di civiltà, dato che le due sorelle  danno fuoco al vecchio per avviarsi verso il mondo, due donne( una delle due si chiama Eva) ed un bambino, è l’unica spiegazione per un finale che è veramente sconnesso dalla storia dei personaggi e che sembra quasi affrettato.

Molte cose sono plausibili, come l’incidente al padre, l’episodio di violenza sessuale, sezione chiave del film girata anche molto bene ed estremamente cruda,, la somatizzazione di Eva nella danza, mentre le azioni di Nell verso il finale sono un po’ mal scritte, praticamente riesce a fare tutto, scuoiare cinghiali, fare sapone, far nascere bambini e curare malattie grazie all’enciclopedia … mheee.

Molto bella la location tra gli alberi e la casa, a si la casa, devo ancora capire come una casa del genere possa cadere a pezzi per un temporale e infungarsi in così breve tempo, comunque questo fa parte del brutto finale che dicevo.

giovedì 11 agosto 2016

Baskin, Land of mine, the nice guys, anomalisa recensione film

Baskin, Land of mine, the nice guys, anomalisa recensione film

Baskin (2015)



Horror turco d’atmosfera che s’ispira forse a film come Hellraiser e ai torture porn ma tutto realizzato con estrema cura e con un tocco originale e riconoscibile che sicuramente farà la fortuna del regista qui al suo primo film importante. Siamo nella campagna turca e seguiamo le vicende di un gruppo di poliziotti in azione dopo aver risposto ad una chiamata misteriosa. L’alone onirico all’interno della narrazione è forte, tutto si rispecchia anche nell’estetica che usa una fotografia densa di luci al neon in mezzo al buio con una macchina a mano che quando può effettua brevi piani sequenza descrittivi molto suggestivi. Comunque l’uso della luce e le sequenze che man mano si fanno ricche di tensione rendono l’incedere della pellicola visivamente gustoso , i fasci di luce, la musica synth inusuale e i colori innaturali insieme ad alcune riprese sghembe ad arte calano lo spettatore in un mondo al confine con l’incubo. Prima parte ricca di dialoghi interessanti, da film pulp, la seconda metà vira su un genere che comunque poi non permette poi tanta capacità di manovra registica, a parte l’atmosfera. Comunque sequenze gore e splatter intense, storia forse un po’ debole che ha anche il vezzo di giocare con la narrazione senza però compattarsi e divenire solida nel finale. Una pellicola horror che dovrebbero vedere tutti gli appassionati, dato che è un horror turco nettamente sopra la media dei prodotti americani dozzinali, quindi non è una cosa che si vede tutti i giorni, estetica peculiare e ambientazione ottimamente riuscita danno a questo film una corposità che colpirà i palati più fini avvezzi all’horror.
VOTO: 7+

Land Of Mine - Sotto La Sabbia

Titolo originale: Under Sandet
Nazione: Danimarca, Germania
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 101'
Regia: Martin Zandvliet
Sito ufficiale: 
Social network: facebook

Cast: Roland Møller, Louis Hofmann, Laura Bro, Joel Basman, Emil Belton, Oskar Belton, Mikkel Boe Følsgaard
Produzione: Amusement Park Films, Nordisk Film
Distribuzione: Notorious Pictures
Data di uscita: Festa del cinema di Roma 2015 (Selezione Ufficiale)
24 Marzo 2016 (cinema)

Subito dopo la seconda guerra mondiale più di due milioni di mine naziste sono state disinnescate da prigionieri di guerra tedeschi per lo più molto giovani. Da qui parte la storia di questo film danese considerato in patria il miglior film del 2015. La storia è quasi tutta ambientata su una splendida e grandissima spiaggia, un gruppo di tedeschi molto giovani è sotto le grinfie del maggiore Sergente Rasmussen, che se all’inizio applicherà le regole in maniera disumana e con odio cieco col passare del tempo e grazie a situazioni drammatiche pian piano ammorbidirà la sua scorza. Soggetto interessante, storia però che forse prende delle pieghe in generale già viste con una scrittura sul rapporto prigioniero – guardia prevedibile ma la realizzazione e la gestione del film è di ottima qualità grazie ad un buon ritmo nonostante i silenzi con addirittura molte trovate estetiche ambientali azzeccate ed attori in buon stato di forma. Forse finale un po’ troppo dolce considerando il contesto e qualche inesattezza storica che fa capire dove e che messaggio vuole farci arrivare il regista ( nella realtà gli organizzatori dello sminamento sono gli inglesi mentre nel film i disumani sono i Danesi ), ovvero una certa critica alla moderna società danese che tende ad essere un po’ xenofoba e poco tollerante verso lo straniero colto in fallo. Ottima fotografia che sfrutta al massimo la luce morbida nordica e le grandi spiagge bianche, così ampie da sembrare quasi zone desertiche in riva al mare.
VOTO: 7

The Nice Guys

Titolo originale: The Nice Guys
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Commedia, Crimine, Thriller
Durata: 116'
Regia: Shane Black
Sito ufficiale: www.theniceguysmovie.com
Sito italian: www.niceguysilfilm.it
Social network: facebook

Cast: Russell CroweRyan GoslingKim Basinger, Matt Bomer, Margaret Qualley, Yaya DaCosta, Ty Simpkins, Keith David, Beau Knapp, Rachele Brooke Smith
Produzione: Silver Pictures, Waypoint Entertainment
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: Cannes 2016 - Out Of Competition
01 Giugno 2016 (cinema)

Mi era piaciuto tantissimo Kiss kiss Bang Bang , film ormai un cult che si riferiva al noir del passato in modo irriverente con una scrittura spumeggiante. Ebbene lo stesso regista ovvero Shane Blake, che comunque è stato uno degli sceneggiatori più ricchi della Hollywood action e buddy movie, torna con più o meno lo stesso progetto, due detective privati tante botte, misteri di palazzo loschi, componente pulp e linea comica tirata al massimo. Due protagonisti, R Crowe panzuto e un R. Gosling sempre più simpatico, tutto negli anni settanta in una Los Angeles calda e mite, tra piscine e ville come si fosse in un film di P. T. Anderson tra “Vizio di forma” a “Boogie nights”. Funziona tutto alla perfezione per lo spettatore che sa quel che si aspetta ovvero leggerezza, battute e scazzottate gratuite, apprezzabile forse un po’ meno in generale se messo a rapporto con il già citato Kiss Kiss Bang Bang di gran lunga superiore in quanto a trovate comiche e plot. Comunque film godibile anche grazie alla ottima regia e gestione dell’ambiente.
Voto: 6++


Anomalisa

Titolo originale: Anomalisa
Conosciuto anche come: Piccole cose di Anomalisa
Nazione: U.S.A.
Anno: 2015
Genere: Animazione, Drammatico
Durata: 90'
Regia: Duke Johnson, Charlie Kaufman
Sito ufficiale: www.anomalisa.com

Cast (voci originali): Jennifer Jason Leigh, David Thewlis, Tom Noonan
Cast (voci italiane): Angelo Maggi, Claudia Razzi, Stefano Benassi
Produzione: Starburns Industries
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Data di uscita: Venezia 2015 - In Concorso
25 Febbraio 2016 (cinema)

Torna Charlie Kaufman forte di 400000 dollari di budget provenienti direttamente dal suo pubblico. Sapevo cosa mi aspettava, ovvero malinconia, ironia grottesca ma quello che è veramente affascinante ed allo stesso tempo sconcertante è l’impatto visivo dei pupazzi,persone vere più che oggetti inanimati, Storia semplicissima, uno scrittore è a Cincinnati per una conferenza sul suo libro, nell’hotel si alterneranno ricordi e situazioni in una girandola di avvenimenti tanto usuale quando profonda. A tratti anche meta cinema, o meglio, meta stop- motion psicologica, che innalza di uno scalino il plot e gli intenti, molto d’impatto l’uso dei doppiatori con l’annesso significato. E’ tutto molto realistico, forse a tratti troppo, parte centrale un po’ troppo allungata ed un finale che come al solito lascia spazio ad ogni spettatore di arrivare ad una propria considerazione di significato. Di cosa ci avrà voluto parlare Kaufman questa volta, di noia, della ricerca del vero amore, di egocentrismo o della vita in toto? In ogni caso il film è più che riuscito, come al solito impegnativo ma utile.
Voot: 7.5


mercoledì 3 agosto 2016

La notte del giudizio Election Year recensione film

La notte del giudizio Election Year recensione film
La notte del giudizio - Election Year

Titolo originale: The Purge: Election Year
Conosciuto anche come: The Purge 3
Nazione: U.S.A., Francia
Anno: 2016
Genere: Horror, Fantascienza, Thriller, Azione
Durata: 105'
Regia: James DeMonaco
Sito ufficiale: www.thepurgeelectionyear.com
Social network: facebooktwitter

Cast: Elizabeth Mitchell, Frank Grillo, Edwin Hodge, Raymond J. Barry, Betty Gabriel, Kyle Secor, JJ Soria, Mykelti Williamson, Ethan Phillips
Produzione: Blumhouse Productions, Platinum Dunes, Universal Pictures, Why Not Productions
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 28 Luglio 2016 (cinema)

Il franchise di James DeMonaco è ormai arrivato al terzo film e continua a macinare dollaroni. Dietro le quinte c’è il produttore J. Blum, che nonostante le sue produzioni dal basso budget iniziale riesce sempre a piazzare prodotti di genere che diventano miniera d’oro indipendentemente dalla qualità, tra gli altri investitori compare il celeberrimo M. Bay che quando produce sembra più posato e capiente. Ripercorrendo velocemente i primi due capitoli della saga ho notato una discreta evoluzione in positivo soprattutto se paragoniamo l’ultimo prodotto al primo dove il punto forte era solo l’idea mentre il resto era quasi da buttare, invece anarchy, ovvero il secondo, è a mio parere fino ad ora il più efficace dei tre, più equilibrato senza eccedere nella tamarragine e più interessante a livello di tematica.


La pellicola e il plot si basa sempre sulla stessa idea, abbastanza vincente ed allettante per lo spettatore di genere, negli Usa in un futuro non troppo lontano dal nostro in un ambiente politicamente distopico i cosiddetti “nuovi padri fondatori” hanno istituito la notte della sfogo (in inglese The Purge ha un significato più biblico e mistico ), dodici ore in cui tutti i cittadini possono dare libero sfogo alla loro violenza, durante questa ricorrenza ogni omicidio e sopruso non verrà considerato reato. I padri della nazione, così come ci viene spiegato, hanno ideato tutto questo per permettere che il cittadino convogli tutta la sua violenza in uno piccolo spazio temporale così da garantire più tranquillità durante l’anno, tuttavia si capisce come tutto questo sia stato realizzato per precisi scopi politici come quello di poter eliminare le classi più disagiate impunemente così da diminuire le spese del welfare o favorire il mercato delle armi e sistemi di sicurezza …

DeMonaco che scrive e dirige, se nel primo della serie ci aveva tenuti chiusi all’interno di una casa con una home invasion, nel secondo ci ha portato fuori in notturna in stile guardiani della notte dal sapore carpenteriano, in questo ripete un po’ lo stilema del precedente però aggiunge un pizzico di thrilling fantapolitico anche se abbastanza banale. Una senatrice che da giovane ha perso la sua famiglia proprio la notte dello sfogo si trova a competere per le presidenziali promettendo una riforma che vada a cambiare la situazione. Chiaramente l’elite fondatrice conscia del pericolo, dopo alcuni dibattiti politici sull’utilità dello sfogo e sulla falsa imparzialità ricchi-poveri toglierà l’immunità che fino a quel momento proteggeva i politici durante quella notte, ovviamente una mossa per eliminare la senatrice scomoda impunemente.

La senatrice impersonata dall’occhialuta Elizabeth Mitchell ha come guardia del corpo il famoso Leo, personaggio cazzuto già visto nel precedente, chiaramente la bella politica per non dare segni di cedimento vorrà rimanere nella sua residenza pronta ad eventuali assalti. Da qui parte il plot che ci porterà in varie location e ripercorrerà un po’ le orme narrative del precedente, tra scorribande nelle cittadine notturne alle luci dei neon. Di contrasto viene anche narrata una storia parallela che confluirà nella principale, due uomini e una donna gestiscono un minimarket in una zona piuttosto malfamata, guarda caso il giorno prima dello sfogo l’assicurazione li darà il ben servito, e il capo e il suo vice per non rischiare di perdere tutto si metteranno a guardia sui tetti, ma faranno brutti incontri.

E’ indubbio che il film ha un buon ritmo e non annoia anche se ha grossi buchi, è abbastanza tamarro in alcune sequenze quasi rasentando il grottesco spinto, e tutti i malvagi e parecchie situazioni sono sopra le righe in maniera voluta. La regia è simile al precedente, strizza l’occhio a Carpenter, molto migliorata rispetto al primo della serie, la sceneggiatura ed i dialoghi anche, pur considerando che non sono niente di trascendentale.

L’aspetto fantapolitico è interessante seppur trattato in maniera molto semplicistica, eppure l’intuizione ci è stata, gli Usa attualmente si troveranno ad andare a votare per l’elezione del presidente e il tutto acquista un significato tristemente ironico. La tematica è importante ed allettante, si potrebbe tirare all’infinito a sceneggiare variazioni su tema horror- thriller, ma bisogna stare attenti alle ripetizioni e all’esagerazione delle banalità.

Gli attori sono nella norma e i loro caratteri sono dei veri e propri cliché, alcune storyline potevano essere largamente cancellate e il tutto è abbastanza intuibile. Sicuramente ci saranno altri film su argomento, spero migliori anche se questo fa almeno il suo sporco dovere di intrattenimento spicciolo.


trailer: https://www.youtube.com/watch?v=i2fxtd9pQpI

Pro: ritmo, premesse

Contro: alcune banalità, mediocrità artistica

Voto. 6
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi