giovedì 27 aprile 2017

the void 2016 recensione film

the void 2016 recensione film

The Void (2016)


La coppia di registi canadesi dopo aver sguazzato nell’horror comedy e partendo da una base effettistica e di make up( suicide squad) realizzano The Void, qui non si ride ma gli effetti speciali sono da urlo …. mostroni e tumefazioni con atmosfere carpenteriane. 

Carpenter non è citato di rimando solo perché le creature finalmente sono realizzate manualmente e sono atte ad inorridire lo spettatore come ne “La cosa”, ma il regista americano a quanto pare ha influenzato più o meno tutta la struttura principale della trama seppur mancante di un sottotesto politico-sociale che era comunque un piccolo marchio di fabbrica del suo cinema. Qui si lasciano trame simboliche per percorsi più lovecraftiani e ancestrali, ricapitolando: “la cosa”, un assedio carpenteriano come struttura principale più un pizzico di horror fantasy misterioso e onirico. La regia per raccontarci il tutto invece si basa più su registi come Lucio Fulci, S. Gordon e Clive Barker …. Insomma se amate tutti gli artisti citati questo film potrebbe essere un must. Tuttavia il film rievocando perfidamente caratteristiche horror che ad oggi se ben realizzate fanno un certo effetto nel panorama di genere non riesce comunque a decostruirle a favore di una prospettiva più fresca e compatta. La suspense e la tensione ci sono, le creature inorridiscono anche se non sono perverse come quelle ad esempio di Hellraiser, ma il film sicuramente consacra il due registico come una coppia da tener d’occhio. Se “the Void” fosse stato fatto negli anni 80 sicuramente sarebbe lo starter di un franchise di successo.
voto 7+

domenica 23 aprile 2017

In guerra per amore recensione film

In guerra per amore recensione film
In guerra per amore

Titolo originale: In guerra per amore
Nazione: Italia
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 99'
Regia: Pif
Sito ufficiale:  

Cast: Pif, Matthew T. Reynolds, Miriam Leone, Stella Egitto, Andrea Di Stefano, David Kirk Traylor
Produzione: Wildside
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 27 Ottobre 2016 (cinema)

“La mafia uccide solo d’estate” l’avevo considerata una buona trovata “rai-fiction” ma servita al grande pubblico attraverso espedienti minimali dal punto di vista di scrittura e cinematografico, qui Pif migliora tecnicamente e secondo me, oltre ogni mia aspettativa, il film si fa forte di una scrittura più fine, di cuore, che cerca di separarsi dai falsi sentimentalismi e si appropria, almeno in parte, di una tematica che alla fine della fiera risulta anche piuttosto interessante. 

Durante la seconda guerra mondiale un emigrato italiano negli USA (Pif) tornerà in Italia sfruttando lo sbarco in Sicilia degli alleati per chiedere la mano della sua bella al padre che vive in un piccolo paesino dell’isola. Come al solito la storia e la recitazione sono sopra le righe, si poteva evitare l’uso della CGI( scena dell’asino), e Pif farebbe bene a fare solo il regista dato la sua prova monotonale e la sua voce da pubblicità telefonica, però questa volta il sottotesto prende forma e diventa sostanza pian piano fino ad arrivare ad un finale dal mio punto di vista veramente acuto e sincero. Cura nei dettagli di ricostruzione e caratteristi siciliani secondari veramente eccellenti, si ride, non si piange, ma si pensa abbastanza dato che il film cerca di spiegarci in che modo e grazie a chi la mafia abbia piantato più a fondo il suo piede in Sicilia, tematica che potrebbe essere estrapolata universalmente considerando gli USA come soggetto. Ottima idea anche questa volta … siamo sulla buona strada ma è meglio allontanarsi da film come “la vita e bella” e da personaggi bamboccioni alla “Forrest gump”, caratteristiche che se usate forzatamente attraggono sì più pubblico ma che forse tendono a smielare eccessivamente.
voto 7--

sabato 22 aprile 2017

Un Padre, Una Figlia recensione film

Un Padre, Una Figlia recensione film
Un Padre, Una Figlia

Titolo originale: Bacalaureat
Conosciuto anche come: Graduation, Family Photos, Recycling Feelings, Fotografii de familie
Nazione: Romania, Francia, Belgio
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 128'
Regia: Cristian Mungiu
Sito ufficiale: www.bacalaureat2016.com

Cast: Maria-Victoria Dragus, Vlad Ivanov, Ioachim Ciobanu, Adrian Titieni, Valeriu Andriuta, Gheorghe Ifrim, Adrian Vancica
Produzione: Les Films du Fleuve, Mobra Films, Why Not Productions
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: Cannes 2016 - In Competition
30 Agosto 2016 (cinema)


Ci sono autori che riescono a descrivere tramite il cinema situazioni culturali in maniera estremamente brillante ed efficiente, è il caso del rumeno Mungiu. Primo film del regista che visiono, ad un primo acchito potrei paragonarlo alla potenza dei Dardenne o ad un certo cinema alla Loach, però quello che mi ha colpito è il modo di narrare che nonostante i temi riesce ad essere estremamente scorrevole e morbido senza angoli acuti troppo drammatici. 

Mungiu non insiste di cupezza, ha una regia luminosa dal punto di vista degli avvenimenti, i suoi personaggi sono semplici ma ispirano un'enorme empatia, caratterizzati eccellentemente all’interno dello stereotipo, cosa difficile da fare secondo me. Una ragazza viene molestata nel tragitto per andare a scuola nei giorni antecedenti un esame finale che le darà accesso ad una tanto ambita borsa di studio per andare a Londra. Il padre nel timore che le ripercussioni psicologiche e fisiche del fattaccio influenzino il risultato finale cercherà in tutti i modi di aiutare la figlia, nel bene e nel male. Ritratto impietoso della Romania d’oggi, elemento centrale la corruzione e l’emigrazione vista come scelta forzata, pessimismo sociale, fondato, spiegato attraverso eventi realistici e che capitano tutti i giorni. Studio di una famiglia sotto pressione, studio di una Romania allo sbando ( prendete la corruzione italiana e moltiplicatela per dieci) dove la stessa cultura cittadina fa di tutto per mettere i bastoni fra le ruote ad un futuro costruttivo. Film parco, forse troppo silenzioso e un po’ accademico nel finale ma cinematografizzazione di un’idea di cinema alla massima potenza: ovvero la volontà di spiegare i problemi della società attraverso piccoli eventi e piccoli personaggi.
voto 7.5

giovedì 13 aprile 2017

Life - Non oltrepassare il limite recensione film

Life - Non oltrepassare il limite recensione film

Life - Non oltrepassare il limite

Titolo originale: Life
Conosciuto anche come:  
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Horror, Fantascienza, Thriller
Durata: 103'
Regia: Daniel Espinosa
Sito ufficiale: www.lifemovie.com
Social network: facebook

Cast: Rebecca Ferguson, Jake Gyllenhaal, Ryan Reynolds, Hiroyuki Sanada, Olga Dihovichnaya, Ariyon Bakare, Alexandre Nguyen, Camiel Warren-Taylor
Produzione: Columbia Pictures, Skydance Media, Sony Pictures Entertainment
Distribuzione: Warner Bros Italia
Data di uscita: 23 Marzo 2017 (cinema)


60 milioni di dollari, un regista svedese con un nome latino e un buffet di attori famosi sfruttati a minimo, Life è un Bmovie che poi tanto Bmovie non è dato il budget ma si comporta come una pellicola di puro intrattenimento, senza pretese e esplicitando elementi di genere classicissimi senza vergogna. Sulla stazione spaziale internazionale in orbita attorno alla terra viene accolto un nuovo organismo proveniente da Marte, il mondo sotto lo festeggia e gli astronauti che s’appresteranno a studiarlo sono sovraeccitati ma Calvin ( la forma di vita aliena) espliciterà come previsto il suo istinto di sopravvivenza. 

Film che stuzzica il grande pubblico, di questi tempi sempre più assetato di fantascienza ( e questo è un bene), a tratti si tramuta in un vero e proprio horror infatti la costruzione della tensione soprattutto nella prima parte ha superato di gran lunga le mie aspettative, il design dell’alieno è interessante anche se come sempre quando la CGI ricopre ruoli che dovrebbero essere di un'effettistica reale si rimane piuttosto delusi a livello visivo, non dimenticate mai il ribrezzo de “La Cosa” o il birbantello di “Alien”. A proposito di Alien, la storia è largamente ispirata a questo cult di genere, però manca di verve registica e soprattutto di una scrittura capace, soprattutto nella seconda parte vengono fuori dei limiti quasi ovvi allo spettatore identificabili in alcuni dialoghi ridicoli e ridondanti tra i vari protagonisti. Devo dire che alcune scossette, jump scare ben piazzati, mi hanno divertito ad alcune “death scene” sono particolarmente apprezzabili, c’è una bella sequenza d’apertura che strizza l’occhio a Gravity e tutto sommato la tensione regge per mezzo film. Purtroppo i personaggi sono momodimensionali e poco memorabili, un peccato dato il potenziale, lo spettatore è poco stimolato nel secondo atto e quasi “imboccato” da una regia incanalata. Nel finale si cerca di colpire a effetto ma anche lì è un “Ni”. Fantascienza di riporto, efficace nel suo genere ma poca volontà d’alzare l’asticella.
voto 6--

lunedì 10 aprile 2017

High Rise Il condominio recensione film

High Rise Il condominio recensione film

High-Rise

Director:

 

Writers:

  (novel)

Premetto di non avere letto il romanzo cult da cui è tratto il film ma B. Wheatley regista visionario inglese ben noto ai cinefili accaniti ha avuto proprio coraggio a trasporre High Rise di JC Ballard del 1975, quindi il mio giudizio è completamente esente da parallelismi di significato libro/cinema sull’adattamento dei significati intrinseci, mi baso solo sulle sensazioni cinefile ad un approccio di primo pelo. Bisogna dire che valutando il tutto la pellicola sui generis di Wheatley non arriva ad un risultato coerente ma è estremamente affascinante nel suo svolgersi mantenendo uno strano standard di intrattenimento grottesco seppur privo di collegamenti convincenti. 

Commedia nera che si fionda sulla lotta di classe, una sorta di Snowpiercer da condominio ma fuori controllo in senso narrativo, pellicola seccamente umoristica ed esteticamente effervescente. Tom Hiddleston medico, ricco e bello, va a vivere in un nuovo condominio progettato per accogliere un’intera comunità, all’interno della struttura supermercati, campi da squash palestre, tutti elementi che rendono sarcasticamente autosufficienti gli inquilini di qualsiasi rango. E’ uno di quei film che parte con un flash forward, quindi avvisati, poi la narrazione dopo una vivida classica ma interessante prima parte va fuori controllo così come il condominio stesso. Regia dotata di un’energia formidabile, estetica anni 70’ ma che pare a tratti distopica, storia che s’intoppa leggermente sul più bello quando la vena polemica fa capolino. Chiaramente è un film politico, che vuole essere provocatorio, e rappresenta un po’ forse l’Inghilterra ai tempi della Thatcher ma paradossalmente quel che mi è rimasto di più è la forma più che la sostanza. Comunque per me film molto “cool”, potrebbe diventare un mezzo cult.
voto 7.5
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