martedì 17 gennaio 2017

Deepwater - Inferno sull'Oceano recensione film

Deepwater - Inferno sull'Oceano recensione film
Deepwater - Inferno sull'Oceano

Titolo originale: Deepwater Horizon
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Azione
Durata: 97'
Regia: Peter Berg
Sito ufficiale: www.deepwaterhorizon.movie

Cast: Mark Wahlberg, Dylan O'Brien, Kate HudsonKurt Russell, Ethan Suplee, Gina Rodriguez, John Malkovich, Sue-Lynn Ansari, Brad Leland, J.D. Evermore, Douglas M. Griffin
Produzione: Di Bonaventura Pictures, Lionsgate, Summit Entertainment
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 06 Ottobre 2016 (cinema)

La Deepwater horizon è una piattaforma petrolifera d’esplorazione e produzione tristemente famosa per essere stata l’epicentro di un disastro ambientale immane nel 2010, a quanto pare non per Hollywood che però sfrutta l’evento per raccontarci il coraggio di alcuni lavoratori per fortuna scampati al pericolo e miracolosamente tratti in salvo. 

Peter Berg che per me è un M. Bay che cerca di fare film seriosi, ci introduce nella prima parte del film sulla piattaforma, facendo anche un buon lavoro descrittivo, si assapora la vita di bordo e i confronti quasi western sono interessanti, M. Wahlberg, K. Russel contro il cattivo di turno J. Malkovich che impersona un dirigente della British Petroleum ( ovviamente gli inglesi sono i cattivi qui … ). Va tutto bene fin a quando non succede il patatrac che tutti conosciamo, da quel momento in poi il montaggio impazza così come la shaky cam, si fa tutto più scuro e per almeno mezz’ora abbiamo close up ripetitivi su facce e fuoco, per carità fatta bene la piattaforma che prende fuoco ma bisogna sorbirsi una lunga parte finale tra oscurità e vibrazioni che onestamente dopo un po’ annoia. Insomma vengono utilizzati 156 milioni per realizzare il più grande set mai utilizzato ma la regia si concentra su particolari shakerati, senza poi parlare della gestione della tensione che nel momento clou fa quasi sorridere, tra lo scoppio e l’allarme ci sono minuti interminabili, dilatatissimi ed irrealissimi. Come al solito la colpa del tutto è di solo un uomo, e non americano, infatti i mangiasoldi sono solo gli inglesi ovviamente. Alla fine della fiera il film funziona discretamente nella prima parte ovvero il “build up” della storia grazie agli attori e all’atmosfera, finisce poi per diventare un mappazone salvataggio/action/storia vera fine a se stesso. Film classicamente propagandistico, è veramente un insulto allo spettatore non menzionare minimamente il disastro ambientale che ne è venuto fuori e che le generazioni future di quei luoghi dovranno affrontare. Tema generale affrontato con “i piedi”, solo in America si applaude per questi film …

P.s. tanto per dare un idea del disastro wikipedia recita “BP dovrà risarcire circa 18,7 miliardi di dollari nell'arco di 18 anni” insomma mica bruscolini, e “Il petrolio e le sostanze chimiche disperdenti rilasciate sul luogo del disastro contamineranno la popolazione locale nel breve e medio termine per via inalatoria; nel lungo termine per via orale, come conseguenza dell'accumulo degli idrocarburi nella catena alimentare.”
voto 5--

domenica 15 gennaio 2017

paterson recensione film

paterson recensione film
Paterson

Titolo originale: Paterson
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 113'
Regia: Jim Jarmusch
Sito ufficiale: 

Cast: Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Jared Gilman, Luis Da Silva Jr, Frank Harts, Rizwan Manji, Jorge Vega
Produzione: Amazon Studios, K5 Film
Distribuzione: Cinema
Data di uscita: Cannes 2016 - In Competition
22 Dicembre 2016 (anteprima)
29 Dicembre 2016 (cinema)

Film osannato dalla critica però allo stesso tempo tacciato di superhipsterismo, Jim Jarmusch uno dei massimi esponenti della scena indie americana torna dopo la parentesi vampiresca e plasma una ode alla routine quotidiana. 

Adam Driver è un autista di autobus, si alza più o meno alla stessa ora, va a lavoro più o meno alla stessa ora, porta il cane fuori più o meno alla stessa ora e va a dormire più o meno alla stessa ora, almeno cinque giorni su sette. Quello che rompe la monotonia della sua vita è l’arte, scrive poesie minimaliste ed un po’ naif su un taccuino segreto, ascolta ed asseconda le stramberie della moglie, una ottima Farahani. Devo dire che l’impatto inziale per me non è stato tra i migliori, innanzitutto perché faccio fatica ad apprezzare la poesia come apprezzo ad esempio la pittura, il cinema o la fotografia, quindi per limitazione personale, poi l’impianto narrativo nelle prime battute è davvero ripetitivo per giunta accompagnato dalla lettura di poesie , e dato che poco sensibile in questo senso, tutto ciò non faceva che aggravare la situazione. Comunque la storia va avanti, tra camera fissa ed azioni ripetitive che diventano poi dolcemente familiari e pian piano il tutto prende forma, Jarmush ha voluto costruire un film concettuale. Perfettamente recitato, denso di simbologia, Paterson ( Adam Driver) guida un autobus ma ha una vita statica, la moglie "sembra" avere cattivo gusto in fatto di arte, le sue poesie "sembrano" troppo semplici e poco ispirate ma è completamente circondato da eventi ispiranti. Incastonati nella ruotine ci sono siparietti, piccoli drammi personali che sfociano anche nella risata, una cane che è un fuoriclasse indiscusso della recitazione e situazioni che apparentemente sembrano trascurabili ma non lo sono. E’ stato definito film poetico, secondo me giustamente, dato che il regista attraverso parallelismi arte/vita ci descrive la vita di una città di provincia, non lo consiglierei a tutti ma sicuramente alla fine della fiera la pellicola lascia qualcosa, un qualcosa che non è subito decifrabile, inafferrabile durante la visione ma che descrive perfettamente la vita di Paterson, scintilla sincera avviluppata da un’atmosfera piana.
voto: 7++

lunedì 9 gennaio 2017

Under the Shadow - l'ombra della paura recensione film

Under the Shadow - l'ombra della paura recensione film
Under the Shadow - l'ombra della paura

Titolo originale: Under the Shadow
Conosciuto anche come: 
Nazione: Regno Unito, Giordania, Qatar, Iran
Anno: 2016
Genere: Horror, Thriller
Durata: 84'
Regia: Babak Anvari
Sito ufficiale: 

Cast: Narges Rashidi, Avin Manshadi, Bobby Naderi, Ray Haratian, Arash Marandi, Bijan Daneshmand, Sajjad Delafrooz, Behi Djanati Atai
Produzione: Wigwam Films
Distribuzione: 
Data di uscita: 2017 netflix


E’ sempre interessante vedere approcci diversi al genere, l’horror iraniano, o meglio ambientato in Iran e prodotto da registi sceneggiatori di origine iraniana, già era salito alla ribalta l’anno passato con “ A girl walk alone at night”, pellicola molto arty e peculiare. Quest’opera non si perde in meandri artistici esclusivi ed è un classica storia orrorifica solo di facciata, non a caso il film è stato descritto come il “Babadook iraniano” nel senso che l’impostazione è drammatica e viene utilizzato l’elemento horror come metafora, però a differenza del Babadook australiano qui l’apparato simbolico verte più sul sociale che sul psicologico.

 Dunque, cast e regista/sceneggiatore di origine iraniana ma produzione britannica e girato in Giordania, infatti il film è stato presentato agli Oscar come miglior film straniero dalla Gran Bretagna però poi senza approdare nella short list. Ad una prima occhiata potrebbe sembrare il classico film iraniano pluripremiato solo per moda, nel senso che è abbastanza facile suscitare le stime dei critici da festival producendo cinema di un paese che in realtà non lo può produrre poiché limitato da leggi retrograde, ma in realtà la pellicola seppur si appoggi ad un modo di fare anche occidentale, la gestione della pare horror è di tipo Blumhouse con jump scare e un soprannaturale classico, ha molto da dire e ce lo spiega tramite metafore nemmeno troppo velate. Durante la guerra Iran-Iraq di preciso nel 1988 una donna cerca di difendere sua figlia dalla guerra e proteggere se stessa dalla società, qui c’è di base il rapporto madre-figlio ma alla fine della fiera quello che interessa maggiormente al regista e il rapporto donna-società. La bravissima e sexy protagonista Narges Rashidi dovrà lottare prima di tutto contro una società che taglia le gambe alle donne ambiziose o che semplicemente vogliono vivere una vita libera e di scelte. Tutto è trasformato in simbolo, la guerra, le bombe, i libri, le bambole e soprattutto la presenza che infesterà il condominio della protagonista. Non aspettatevi il terrore e la paura, a parte gli ultimi 20 minuti ben realizzati ( infatti  per la maggior parte del film si viaggia su dialoghi rodati del dramma anche piuttosto intuibile nella scrittura), si tratta di uno “slow burn” non a livello di ritmo che è comunque vivace ma di costruzione. Per quanto mi riguarda direi operazione riuscita, la regia ha avuto la capacità di combinare il sociale con il soprannaturale senza retorica e realizzando buone scene di tensione, interessantissimi gli ultimi frame dove vien fuori dirompendo tutta la simbologia prima parzialmente velata. Opera che attraverso il genere mette ben a fuoco la condizione della donna in Iran.
voto 7.5

domenica 8 gennaio 2017

Equals recensione film

Equals recensione film
Equals

Titolo originale: Equals
Nazione: U.S.A.
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 101'
Regia: Drake Doremus
Sito ufficiale: www.equals-the-movie.com

Cast: Kristen Stewart, Nicholas Hoult, Guy PearceJacki Weaver, Kate Lyn Sheil, Toby Huss, Toby Huss, Soo-hyun, Scott Lawrence, Aurora Perrineau
Produzione: Route One Films, Scott Free Productions, Surefire Entertainment Capital
Distribuzione: Adler Entertainment
Data di uscita: Venezia 2015 - In Concorso
04 Agosto 2016 (cinema)

Sembra essere tornati alla vecchia Hollywood dove lo star system imperava e si facevano film solo per gli attori di richiamo, qui, infatti, viene adoperato lo stesso procedimento programmatico. Prendete il distopico e la fantascienza che va tanto di moda negli ultimi anni, mescolate con il romance inserendo due giovani protagonisti sulla cresta dell’onda e puff otterrete il botto… invece no, è successo qualcosa che non doveva succedere.

 Lo sceneggiatore, che poi è incredibilmente lo stesso del bellissimo “Moon”, evidentemente non ne voleva sapere di inventare qualcosa di nuovo e si è “appoggiato” ampiamente ai mondi di “Equilibrium” e “Gattaca”, utilizzando una orwellianità da copia carbone senza un minimo sforzo di originalità. I due protagonisti Kirsten Stewart e Nicholas Hoult s’innamorano in un mondo dove i sentimenti sono proibiti, un po’ “Romeo e Giulietta” un po’ “1984”. La regia si muove in un’atmosfera freddissima, aiutata da una fotografia chiara, luminosa e minimale, la macchina da presa è attenta ai movimenti facciali attraverso primissimi piani degli attori, questo espediente è adoperato però oltremisura e ripetutamente fino alla stucchevolezza. I due attori nella prima parte recitano in maniera assente, in assetto rispetto alla storia, il problema è che quando poi non dovrebbero esserlo più rimangono stabili senza avere una crescita o variabilità della performance. Ritmo lento che però risulta a tratti noioso per la ripetitività, le location non aiutano, troppo derivative, il tutto è stato girato in oriente, le strutture e l’urbanistica sembra sia stata ispirata da un noto architetto del Sol Levante però oltre l’equilibrio dei volumi ed il minimal non si ritrova nessun elemento innovativo che ci permetta di identificare il modo di “Equals” come originale. Visione asettica e poco dinamica di un futuro descritto alla vecchia maniera ( futuro vecchio ), dovrebbe crearci ansia ed empatia verso i protagonisti ma tutta la pellicola sembra ingolfata, funziona solo all’occhio ma la bella fotografia questa volta non passa ne per il cuore ne per il cervello. Decisamente da evitare per chi conosce il genere.
voto: 4.5

giovedì 5 gennaio 2017

Collateral Beauty recensione film

Collateral Beauty recensione film
Collateral Beauty

Titolo originale: Collateral Beauty
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 97'
Regia: David Frankel
Sito ufficiale: www.collateralbeauty-movie.com
Social network: facebook

Cast: Will SmithKeira KnightleyEdward NortonKate WinsletHelen Mirren, Naomie Harris, Michael Pena, Jacob Latimore, Enrique Murciano, Kylie Rogers
Produzione: PalmStar Media, Likely Story, Anonymous Content, Overbrook Entertainment, Village Roadshow Pictures
Distribuzione: Warner Bros Italia
Data di uscita: 04 Gennaio 2017 (cinema)

Oh! C’è Will Smith in un dramma pseudo natalizio … mah non mi convince. Ah! Ma guarda c’è anche Edward Norton e Kate Winslet e K. Knightley e la grande Helen Mirren, chissà quanto avranno speso di budget per il casting! Ok, il regista è un mestierante e lo sceneggiatore ha scritto solo cagate, ma potrebbe essere un film piacevole. No.

 Dopo un inizio decente ci si rende conto di essere di fronte ad un tumulo di smancerie mielose ed eccessivamente zuccherine, ad una scrittura stucchevole con un fil rouge di fondo imbarazzante del tipo tutto e connesso e bla bla bla oppure non bisogna focalizzarsi sul dolore ma sulla bellezza collaterale, detta così sembra qualcosa di densamente emotivo invece è un intruglio dolcificato da ingurgitare senza fare domande infatti “la bellezza collaterale” è quella alla quale dobbiamo pensare per sostenere questo film. W. Smith impersona un carismatico manager di un’importante agenzia pubblicitaria da due anni fuori di testa e in bambola dopo ahimè aver perso la figlia, i suoi tre soci dato l’assopimento della relativa clientela collegata al loro creativo collega cercheranno di rinsavirlo in una maniera poco ortodossa così da poter firmare un contratto di vendita azionaria utile per più o meno tutti. Oltre alla Winslet, Norton e Pena che fanno parte del terzetto manageriale, ad un certo punto della pellicola irrompono altri tre personaggi capeggiati dalla Mirren che assoldati dovranno fronteggiare Smith impersonando Morte, Amore e Tempo, non vi dico altro dato che questa intuizione di plot anche se forzata e derivativa sembra essere l’unico elemento positivo della pellicola. Come se non bastasse si cerca di inserire metaforone che dovrebbero elevare il film ad un qualcosa di più sublime e filosoficamente sopra la media ma sono poste in maniera banale e appiccicaticcia. In una fotografia calda che avvolge una fredda New York natalizia, prova attoriale decente per la Mirren e la Winslet, Smith veramente in difficoltà per le facce drammatiche e i restanti personaggi nella media con un Norton praticamente non pervenuto. Lezioni di vita stucchevoli natalizie e troppo dolcificate, meglio masticare gli avanzi di pandoro e panettoni dopo le feste che sorbirsi questo pappone.
voto 4.5
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