mercoledì 30 dicembre 2015

Kreuzweg - Le stazioni della fede recensione film

Kreuzweg - Le stazioni della fede recensione film
Kreuzweg - Le stazioni della fede
    Prima data di uscita20 marzo 2014 (Germania)
    Durata1h 50m
    GeneriFilm drammatico, Satira, Coming of age film
★★★½
Film tedesco premiato al festival di Berlino 2014, attraverso la rappresentazione statica di una via crucis moderna ci mette in condizione di osservare esternamente le vicissitudini di una giovane ragazza ultra cattolica completamente soffocata dall’ideologia radicale.
La parte veramente interessante è la struttura stessa della pellicola, che come già accennato ripercorre le 7 tappe della via crucis associandole a degli accadimenti che simbolicamente rappresentano la stessa. Le sette scene, da questo punto di vista un po’ come il film svedese “ Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”( ma solo per l’impostazione visiva), sono stilizzate in piani sequenza a camera fissa attraverso una scenografia abbastanza realista ed una gestione quasi minimalista dei dialoghi e degli attori. Questa rappresentazione se da un lato allontana lo spettatore medio rendendo tutto più immobile dall’altro rappresenta in maniera schietta e sincera lo status della protagonista schiacciata e legata a metodi e modi di pensare religiosamente ortodossi.

La critica sociale è palpabile scena per scena sfociando anche in un esplicazione sociologica dato la delicatezza del problema. Nonostante l’argomento di una certa rigidezza il film ha un proprio ritmo che potrebbe comunque trattenere senza annoiare anche chi non è abituato a piani sequenza prolungati e a dialoghi quasi teatrali a montaggio minimo. Sicuramente è un tipo di opera che va dritto al sodo , viene presa una situazione particolare, ovvero una dottrina radicale della chiesa cattolica e descritta con parossismo quasi dichiarato. Infatti quello che un po’ durante la visione fa storcere il naso  è una incompleta sublimazione del percorso della ragazzina e delle sue vicissitudini considerando i parallelismi religiosi.


Tutto quello che avviene in alcuni punti sembra alquanto ridicolo e surreale mancando di aderenza a ciò che la pellicola vuol rappresentare però in fin dei conti rende bene ed arriva al punto. La fotografia è curatissima dato l’uso della telecamera fissa, grande uso compositivo delle forme e dei movimenti di fondo, il cosiddetto “punctum”, corredato da colori un po’ freddini giustamente correlato alla gestione generale del film.
Film rigoroso non per tutti i palati, secco, che trae spunto dal cinema di Hanneke e che dispone gli attori sullo schermo trasformato in tela in maniera rigidamente programmata.

Pro: argomento interessante, peculiare gestione del film
Contro: alcune forzature
Voto: 7

Target: amanti del film festivalieri o di pellicole artisticamente peculiari


4 commenti:

  1. Ho apprezzato la resa, ma il messaggio mi è sembrato chiaro sin dalla prima sequenza. Ero prevenuto - in senso buono - e un po' si è rivelato al di sotto delle aspettative. Nuovo, ma qualcosa mi è mancato.

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    Risposte
    1. infatti il suo punto debole è che è esasperato, però funziona

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    2. Altro suo punto debole, per me, è che non si prova granché. Personalmente, non sono stato nè arrabbiato, né triste. Mi aspettavo la fine di 'sto processo di santificazione. La telecamera fissa, però, mi fa impazzire: l'ho notata, e apprezzata, anche in Love 3D.

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    3. questo è anche vero, però dipende... tipo la scena dal medico mi ha preso abbastanza, anche il finale dove per la prima volta la telecamera comincia a salire a muoversi e a inquadrare i prati è toccante.
      Se ti piace la telecamera fissa prova a dare un occhiata a Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza che è però un film totalmente diverso.

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