martedì 29 dicembre 2015

Mistress america film recensione

Mistress america recensione film

Mistress America
    Prima data di uscita14 agosto 2015 (Stati Uniti)
    Durata1h 26m

★½
Ormai abbiamo cominciato  a conoscere bene il cinema di Noah Baumbach co-scritto e interpretato dalla sua vulcanica musa Greta Gerwig, uno stile sempre sull’orlo tra la vecchia scuola indie e il cinema europeo. La punta di questo iceberg collaborativo può essere identificata con il fantastico Frances Ha dove veniva messa a fuoco un generazione ed uno stile di vita in maniera registicamente e visivamente impeccabile, questo film ne ricalca parzialmente gli schemi attraverso un imprinting più comico sviscerando il tutto attraverso un torrente verbale non indifferente e non per tutti i palati.

Il plot estremamente semplice poggia le basi sul rapporto d’amicizia che si instaura tra una giovane ragazza matricola al college newyorkese e la sua sorellastra acquisita piena di vitalità e joie de vivre. Vengono rimescolati concetti come i conflitti generazionali e la difficoltà ad integrarsi. Script pieno di verbosità frasi ad effetto accompagnate da una fotografia morbida a toni caldi sempre composta e pulita, notevole all’occhio. Greta Gerwing si è auto descritta ancora una volta in maniera estremamente calzante al suo modo di recitare, riesce perfettamente ad interpretare un soggetto che è a metà tra antipatia e simpatia, mentre la co-protagonista Lola Kirke alterna ritmi dolci, di una ragazza sperduta nella grande città, ad apatici. Il film se contrapposto alle ultime due opere del regista risulta sicuramente superiore all’ultimo Giovani si diventa ma non raggiunge la potenza comunicativa di Frances Ha. Numerose influenze come al solito nel modo di fare e nello script  provengono dal cinema di Cassevetes ed Allen, personaggi variopinti che si muovono nella grande mela piena di problemi ed equazioni esistenziali da risolvere.

 I dialoghi sono accompagnati in alcuni casi da un narratore esterno dato che la giovane protagonista sta scrivendo un racconto sulla sorellastra tanto stimata, ma questo metodo esplicativo della narrazione cozza talune volte con il ritmo, spezzandolo. Le situazioni comiche sono interessanti ma facilmente dimenticabili, la descrizione della vita a New York della prima parte funziona anche attraverso un ottimo montaggio, la seconda parte fuori dalla grande mela diventa più pacata ed a tratti velata da un surrealismo frizzante.
Tutta la bellezza della pellicola si basa sulla vitalità dello script che se per alcuni può essere troppo verboso comunque incanala coloritamente le vicissitudini delle protagoniste.

Pro: Attrici, script, fotografia e stile
Contro: in alcuni casi troppa verbosità può infastidire squilibrando il ritmo, manca di scene che si fissando nella mente dello spettatore.
Voto: 7

Target: amanti del cinema indie americano di Allen etc…, un po’ Hipster, il pubblico femminile potrebbe apprezzare di più.


4 commenti:

  1. Lo guarderò, ma senza ansie. Il regista mi sta parecchio antipatico.

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  2. Non ho mai visto nulla del regista, eppure la sinossi mi intriga tantissimo...
    Comunque penso anch'io che, almeno sulla carta, il film abbia le potenzialità per piacere un po' di più al pubblico femminile. Appena possibile, gli darò un'occhiata! :)

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    Risposte
    1. se dopo aver guardato questo dovessi rimanere soddisfatta ti prescrivo pure Frances Ha :-)

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