sabato 5 dicembre 2015

The Walk recensione film

The walk recensione film
The Walk
    Prima data di uscita30 settembre 2015 (Stati Uniti)
    Durata2h 3m
★★★½
Zemeckis torna, ci presenta un film omaggio alla figura di Philippe Petit virtuoso funambolo che nel 1974 tendendo un filo tra le Twin Towers impressionò i passanti e non solo attraversando il vuoto in maniera naturalissima e spettacolare. Il personaggio di Petit ormai diventato una figura iconica di inventiva, coraggio, caparbietà e perché no pazzia artistica era già stato usato dal cinema, si ricordi il bellissimo documentario Man of wire, pellicola  ovviamente per  chi vuole un atmosfera meno fiabesca e più ancorata alla realtà.

Sceneggiatura condivisa con Christopher Browne ed adattata dal romanzo delle memorie dell’artista, ripercorre in maniera veloce alcune tappe fondamentali della vita dell’equilibrista francese per poi focalizzarsi nel finale quindi sulla grande impresa. Parte iniziale forse fin troppo rapida dove una Francia da cartolina ed un estetica troppo opulenta un po’ fine a se stessa cerca di nascondere una carenza evidente di originalità resa anche estremamente negativa dai dialoghi dozzinali con scambi linguistici inglese- francese abbastanza goffi. Ci viene presentato un personaggio che non si ferma mai e va dritto verso il suo sogno attraverso una narrazione fiabesca accompagnata dallo stesso Petit che dall’altezza della Statua della libertà ci introduce e puntella di tanto in tanto le sua avventure. Poi si passa in America dove il plot subisce un cambio di registro diventando quasi un heist movie mettendo in risalto i dubbi e i problemi del protagonista, niente di eccezionale ma sicuramente meglio della prima parte. La vera chicca del film è rappresenta dalla CGI che rende la parte finale estremamente coinvolgente sia visivamente che emotivamente risollevando le sorti di un film che fino a quel momento era abbastanza banale. La ricostruzione delle torri gemelle è perfetta, le scene sul filo sono così realistiche da creare smottamenti intestinali anche a chi guarda il film in 2D ( la visone della pellicola in 3D potrebbe essere una esperienza visiva alquanto singolare ).
 
Dando un occhiata al comparto attoriale ci si rende conto che i personaggi di contorno sono poco caratterizzati o alcuni sono solo stereotipi mentre Levitt opera una buona performance dando il giusto senso di un uomo in bilico tra arte e sprezzo del pericolo.

Il regista non nasconde attraverso il suo modo di costruire l’impresa una rappresentazione come simbolo delle Torri , svelata completamente nella dissolvenza che chiude il film. Chiaramente la pellicola contiene tutte quelle caratteristiche del film hollywoodiano da grande massa compreso il paternalismo e l’elogio a tutto tondo dell’eroe di turno ma grazie a quei minuti finali che danno uno scossone emotivo e visivo non indifferente merita una piccola menzione speciale.

Pro: ultimi venti minuti, CGI, fotografia digitale pulita e non fastidiosa
Contro: sceneggiatura, dialoghi, poca caratterizzazione dei personaggi di contorno

Voto: 6.5


4 commenti:

  1. Sono incuriosito, anche se non troppo fiducioso.
    Il documentario che l'ha ispirato, Man on wire, è splendido.

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    1. per tre quarti è banalità... appena mette il piede sul filo il film funziona

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  2. Concordo. Dalla camminata in poi, film magico. La prima ora, invece, con un narratore antipatico e comprimari anonimi in tutti i sensi, annoia. E, con tutto il bene che voglio a Gordon Levitt, qui l'ho trovato odioso: gigioneggia alla grande, è davvero innaturale. Per fortuna l'ho visto doppiato: due ore con lui, e il suo perfetto inglese misto a francese, chi le tollerava? Però il momento dell'impresa è così bello che rimedia quasi a tutto.

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    1. visto in italiano... alcuni passaggi di lingua sono ridicoli.. :-)

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