venerdì 1 gennaio 2016

Dio esiste e vive a Bruxelles recensione film

Dio esiste e vive a Bruxelles recensione film
Dio esiste e vive a Bruxelles
Le Tout Nouveau Testament
    Anteprima nazionale17 maggio 2015
    Durata1h 53m

★★★
Dio esiste veramente? Ve lo siete mai chiesti? Ebbene si, secondo il regista belga Jaco Van Dormael esiste eccome e vive a Bruxelles così come recita il titolo italiano di questo film citando una frase direttamente dall’incipit dello stesso.
Dio è presentato in maniera insolita ed originale ovvero un uomo di mezz’età nevrotico e facilone che lavora attraverso il suo vecchio computer in una stanza piena di cassette da archiviazione tra un portacenere pieno e un po’ di alcool scrivendo e inventando qui e là leggi universali ironicamente drammatiche e trasversalmente simpatiche. La sua è una famiglia composta da un figlio, ormai fuggito da tempo ( Gesù ) una moglie che pensa solo alle faccende di casa comunque soggiogata dalle angherie di suo marito e da una figlia (Ea), la chiave di tutta la storia.  La piccola figlia di Dio stufa del comportamento di suo padre scappa dall’insulso appartamento non senza aver combinato prima un bel casino attraverso il computer “divino”, ovvero accidentalmente invia la data di morte attraverso vari sms a tutta l’umanità.

Chiaramente già attraverso il brillante incipit si capisce come il film voglia essere surreale, in linea con quanto già prodotto dal poco prolifico regista belga, una narrazione che si colloca specificatamente tra Jeunet e Gondry per quanto riguarda l’impianto favolistico e immaginifico. Come già ribadito la pellicola attraverso un inizio scoppiettante ci porta quasi in un mondo parallelo in un ingrigita Bruxelles, però questo ritmo spigliato va via calando allorquando la narrazione cambia di tono sfruttando la tematica esistenzialista utilizzando come perno il “pasticcio” provocato dalla piccola Ea.

Fotografia sempre curata, carrelli e inquadrature efficaci rendono il film sognante e favolistico, ricco di particolari che tuttavia in alcuni casi sono in contrasto con un uso forse eccessivo della CGI troppo impattante. Le interpretazioni sono tutte molto buone e soprattutto quella di B Poelvoorde è sfiziosamente sopra le righe. Il problema del film, che comunque è di per sé godibile, è la mancanza di un discorso marcatamente coerente nella seconda parte infatti si è cercato di ovviare a questo difetto stimolando l’immaginazione dello spettatore in maniera abbastanza sfrontata senza, secondo me, venire a capo della questione in maniera esaustiva.

Pro: originalità, belle trovate, buono script e attori, atmosfera
Contro: il film non va a fondo, forse stimola un po’ troppo superficialmente
Voto: 6++

Target: amanti dei film d’autore vagamente surreali e/o favolistici ( di influenza Jeunet Godry )


2 commenti:

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