giovedì 28 gennaio 2016

Luton recensione film

Luton film recensione

Luton




★★★★
Un pugno nello stomaco. Luton si allinea alla nouvelle vague greca che attanaglia le serate dei cinefili attraverso una feroce e disturbante quanto metodica descrizione della contemporaneità. Partendo da Kynodontas(2009), Alps(2011) e l’ultimo Lobster(2015) di Yorgos Lanthimos sterzando anche su altri autori come Alexandros Avranas (Miss Violence 2013) ci rendiamo conto come questa corrente, un po’alla “Haneke” nella narrazione,  sia omogenea, specchio e esternazione di una società come quella greca che ha rischiato il collasso.


Dai primi secondi di film ci rendiamo già conto in che modo il regista voglia esprimere la solitudine e la rabbia repressa, una donna, comunque in forma e di bell’aspetto, corre su un tapis roulant fino quasi allo sfinimento, il tutto in un piano sequenza a camera fissa dove la composizione dell’immagine si concentra più sul collo nervoso e sudato che sull’espressività del viso tagliato a metà dall’inquadratura mentre lo sfondo è sfocato. Questa impostazione narrativa è ripetuta più volte durante il film quasi a sfidare lo spettatore ma  le immagini sono costruite in modo da rendere interessante anche scene banali apparentemente senza peculiarità e poco attrattive.

La durezza dell’argomento potrebbe sicuramente rendere difficile la visione allo spettatore medio ma in questo caso è lo sviluppo quello che conta, velato e lento per due terzi di film per poi esplodere dando un senso a tutto seppur in modo metaforico. Difficile parlarne senza spoiler ma in sostanza ci viene racconta la storia di tre personaggi che accumulano rabbia repressa per situazioni apparentemente semplici da risolvere o addirittura per tedio e capriccio. I tre protagonisti saranno il punto focale del nostro sguardo sul mondo creato dal regista fatto di camera fissa e montaggio “lungo” dove la narrazione gioca a non rivelarci le interconnessioni tra le storie che convergeranno in dando un senso al tutto.

Il regista è sornione ci fa avanzare senza accorgercene verso l’elemento a noi sconosciuto ma allo stesso tempo temuto. Nonostante verso la parte centrale il film si arena un po’ poiché si fa difficoltà a trovare un significato a molte scene, è difficile distogliere lo sguardo dallo schermo alla ricerca di un minimo spiraglio che ci apra al significato globale della pellicola, cosa che avverrà in maniera visivamente folgorante e psicologicamente disturbante verso il finale.

Pro: peculiarità narrative, fotografia e regia, attori,  profondità, montaggio
Contro: il regista gioca molto con la pazienza dello spettatore anche perdendolo nella parte centrale
Voto:8

Target: se amate il cinema dell’onda greca è da non perdere, psicologico disturbante, narrazione peculiare 


9 commenti:

  1. Ammetto - ahimè! - di non aver mai sentito parlare di questo film! D:
    La tua recensione, però, mi ha incuriosito parecchio!

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    1. lo hanno dato se non sbaglio al Torino Film Festival ma si può trovare pure per vie trasverse... :-)

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  2. mai sentito, ma la tua recensione non può non incuriosire!

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    1. se ti son piaciuti quegli altri greci, devi darci un occhiata

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  3. Di cinema greco me ne intendo poco, ma mi hai incuriosito. Avevo adocchiato il film sui soliti siti. ;)

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  4. Hai detto bene, alla Haneke.....il film cmq vale

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