lunedì 15 febbraio 2016

Little sister film recensione

Little sister recensione film

Little Sister

Director:

 

Writers:

  (manga),  (screenplay)


★★★½
Il regista giapponese continua lo studio dei dinamismi e fratture familiari, dopo lo splendido Father and son, questa volta descrive le transizioni sentimentali e di vita di tre sorelle che prendono sotto la loro ala una sorellastra mai conosciuta prima. Kore-eda evoca un mondo femminocentrico dove tutto è scandito dalla stagioni e dalla vita di tutti i giorni in una piccola cittadina di mare nipponica attraverso una regia intima e squadrata.


Il film è ispirato al manga Umimachi Diary, le protagoniste vivono in provincia, nel Giappone più caratteristico, fatto di case abbarbicate su montagne rigogliose che si affacciano sul mare, tra tradizionalismi e modernità, la sintesi della cultura del Sol Levante. Le tre sorelle, splendidamente tratteggiate senza scadere negli stereotipi a parte la maggiore che rappresenta il simbolo di responsabilità materna, accolgono un nuovo elemento nella loro casa lasciatagli in eredità dalla nonna, una sorellastra figlia di un rapporto extramatrimoniale del loro padre morto da poco. La storia esplora un desiderio inconscio di recuperare l’infanzia attraverso un coming-of-age classico della piccola Suzu in confusione con il modo degli adulti.

La regia pulitissima attraverso movimenti di macchina rigidi ma quasi perfetti assieme ad una gestione dei tempi morti quasi alla Ozu sfrutta gli interni come focolare di discussione e gli esterni infondendo serenità, regalando agli spettatori più pazienti le emozioni sobrie e dolci da drammi classici giapponesi. La mancanza di una vera trama, ma il basarsi sulla routine quotidiana rende ostico il film dal punto di vista dell’approccio del medio spettatore, ma premierà il fruitore più attento che ama immergersi in un atmosfera intima ed equilibrata. La gestione fotografica è sobria ed eccellente, palette blu e verde oliva senza colori sgargianti ammorbiditi da una luce tenue, inquadrature compositive che molto spesso negli interni ricordano il grande maestro Ozu. Ormai il regista giapponese è il maestro dei drammi familiari, film intimo e pacato di sicuro non per tutti i tipi di pubblico ma estremamente coerente e rispettoso dei sentimenti anche se qui non sembrano trovare una catarsi completa come si era visto nei sui film precedenti.

Pro: regia, gestione visiva, atmosfera, descrizione umana
Contro: non si chiude bene il cerchio, la mancanza di una vera trama
Voto: 7

Target: dramma familiare orientale, film d’autore festivaliero


2 commenti:

  1. Oh, questo sembra il mio genere (o almeno, uno dei miei tanti generi! XD)
    Prendo nota, prendo nota! ;D

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    1. ti consiglio anche Father and Son, ancora più bello...

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