giovedì 3 marzo 2016

Heart of the sea, Diamante nero recensione film

Heart of the sea, Diamante Nero recensione film
Heart of the Sea

Il nuovo film di Ron Howard interpretato dal massiccio Chris Hemsworth racconta di una mitica storia che ispirò il capolavoro didascalico di Melville “Moby Dick”. Nel 1820 Nuntucket era considerata la capitale per quanto riguarda la caccia alle balene nel mondo, attività piuttosto redditizia all’epoca dato che l’olio di balena era fonte d’energia per l’illuminazione da camera e per le strade delle ribollenti metropoli alla soglie dell’esplosione del progresso tardo ottocentesco. Il film è gestito soprattutto nella prima parte in maniera abbastanza dozzinale nel contenuto, personaggi principali e secondari già visti mille volte e rapporti tra di essi basati su classici cliché. Tuttavia la seconda parte di film che per non fare spoiler, prende una piega abbastanza inaspettata tira su la qualità interna del film vertendo su tematiche più profonde e meno spicciole. La storia, come già detto, ha poco a che vedere con Melville, si parla di una baleniera che vaga per l’Atlantico e il Pacifico alla ricerca di profitto e di un gruppo di uomini alle strette con la natura. Attori in parte, buona la prova del protagonista che insieme a parecchi membri del cast per rendere più realistico il tutto si sottopose ad una dieta di 600 calorie al giorno rischiando anche un po’ di salute. CGI molto invadente che comunque è resa accettabile da una fotografia che gioca molto con i colori e da un tipo di regia e riprese dal punto di vista dinamico e di posizione macchina abbastanza interessanti che ricordano quasi il buon film precedente di Howard: “Rush”. Il regista ormai menestrello Hollywoodiano , quasi potremmo paragonarlo ad uno Spielberg, con questo film accentua la sua deriva a livello formale più che quella sostanziale e lascio giudicare voi se questo possa essere per la sua cinematografia positiva o negativa …

Pro: seconda parte interessante, atmosfera, regia e montaggio interessante
Contro: gestione della storia e dei personaggi basata su cliché già visti mille volte
Voto: 5
Target: blockbuster d’avventura




















Diamante nero

Non è la risposta europea a Boyhood, questo film francese di Céline Sciamma tratta delle vicissitudini di una ragazza giovanissima nelle Banlieue parigine, Marianne una dolce adolescente incontra un gruppo di ragazze più vissute e da quel momento comincerà a cambiare. A tratti soprattutto la prima parte ricorda un po’ “L’odio” da un punto di vista femminile e senza la parte politica curato in una maniera più patinata ma non per questo fuori contesto, descrivendo comunque le stesse tematiche del capolavoro in bianco e nero di Kassowitz. La seconda parte più torbida e scura rispetto alla prima ci mette dinanzi ad una crisi d’identità della protagonista misto ad un femminismo elemento comunque sempre sottopelle alla struttura principale del film. L’aspetto interno, ovvero la descrizione della psicologia di Marianne è minuziosa e gestita magistralmente, lo spettatore si fa carico dei suoi problemi e grazie ad una ottima regia ed una eccellente descrizione dei caratteri secondari è completamente immerso nella situazione, tuttavia l’evoluzione della stessa non è completamente chiara ma forzata in talune situazioni mentre la storia sembra viaggiare solo su un unico piano antimaschilista come se tutti i problemi di una ragazza nei quartieri ghetto parigini vengano dalla componete maschile e non ad esempio dalla politica, componente non menzionata nemmeno di striscio. Prodotto molto interessante nell’idea di cinema e nella rappresentazione degli stati d’animo ma un po’ forse pretenzioso nella rappresentazione della realtà.

Pro: regia, attrici, storia
Contro: tematica non completamente sviluppata a pieno, qualche forzatura
Voto: 7
Target: cinema festivaliero, racconto di formazione

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