sabato 5 marzo 2016

Il club, la vita oscena, recensione film

Il club, la vita oscena, recensione film
Il club 


★★★★
Il provocatorio regista cileno Pablo Larrain esegue un ritratto sardonico e allo stesso tempo mordente verso la chiesa cattolica e verso la società figlia della stessa. Attraverso una gestione scura della storia ci trascina nelle ipocrisie della chiesa moderna andando a toccare anche temi sociali più ampi. Il club, descrive la vita di provincia di un gruppo di sacerdoti che vivono insieme in una casa sulla costa cilena, un luogo di preghiera e penitenza per coloro che hanno peccato e non possono esercitare il ministero,un luogo di villeggiatura dove attendere la fine dei giorni o una prigione? Questo lo stabiliremo a fine visione.

Come detto il regista lavora sul cupo enfatizzando il tutto anche attraverso i grandiosi paesaggi oceanici invernali e i grandangoli negli interni, palette cromatica grigia e azzurra fredda, adeguata allo sviluppo e alla caratterizzazione dei personaggi che pian piano sveleranno i loro segreti rendendo la pellicola un thriller psicologico piuttosto che un dramma. La struttura che in alcuni punti sembra quindi quasi un dramma grottesco aiuta il plot e la sceneggiatura a tir fuori anche con molta veemenza una critica alquanto sdegnosa ai sistemi oppressivi di potere e dato lo sviluppo sembra solo un caso che lo script si concentri sull’apparato ecclesiastico tanto che l’autore sembra intelligentemente virare non solo sullo scandalo della pedofilia ma piuttosto sull’abuso di potere. Il racconto da meramente descrittivo si trasforma in martirio ed il senso di colpa dei protagonisti che si fa palpabile e tangibile di scena in scena culmina in un ritratto composito della società nevrotica e facile da manipolare. Insomma non una facile visione dato l’argomento, ma questo è grande cinema ed è estremamente coinvolgente.
Pro: regia,attori, gestione dell’argomento, script, buon ritmo
Contro: qualche forzatura ( poca cosa )
Voto:8+
Target: cinema festivaliero, cinema impegnato, cinema provocatorio

La vita oscena
    Anteprima nazionale28 agosto 2014

★★★ 
La vita oscena ha il suo punto di forza nella sua peculiarità. Direttamente dall’autobiografia di Aldo Nove tra poesia a e prosa, la pellicola è sperimentale e lisergica. Dalle prime scene ci rendiamo conto di stare in un racconto onirico irreale ricco di parabole e trovate metaforiche di forte impatto, una voce fuori campo avvolge e ci racconta. Il protagonista, impersonato dal buon attore francese Clement Metayer, ha perso i genitori e sta cercando la voglia di continuare a vivere, tutto molto triste ma anche molto grottesco. La fotografia di Ciprì è interessante, il regista di Paz! è onirico di immaginario tuttavia il film è pieno di scivoloni ed ingenuità a livello di sceneggiatura che in alcuni punti sembra scollarsi troppo dalla via maestra. Un film che per alcuni potrebbe essere irritante ma che nasconde in se un animo artistico difficile da trovare nelle produzioni nostrane.

Pro: coraggio, trovate metaforiche interessanti
Contro: ingenuità narrative, eccessivo uso della retorica poetica
Voto: 6+
Target: cinema festivaliero, dramma onirico

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