venerdì 4 marzo 2016

Legend, Fuocoammare recensione film

Legend, Fuocoammare recensione film
Legend



Un Tom Hardy gemellare in questo film di Helgeland, regista che scimmiotta Scorsese e vezzeggia quella che è una coppia leggendaria del crimine londinese ovvero i fratelli Kray. Il film asseconda l’onda lunga del successo di Hardy, grazie a Mad Max e a The Revenant, e su una sceneggiatura abbastanza classica per il genere sfrutta una Londra anni 60’ affascinante negli esterni dell’East End come negli interni tra salotti da té e night club. 

I Kray terrorizzavano il loro quartiere, Ronnie era sadico e un po’ svitato, Reggie era più comune ed assennato ma più bullo. Hardy riesce a tracciare una netta linea di demarcazione tra i due caratteri differenziandoli nei movimenti e nelle espressioni facciali oltre che nella parlata direi molto biascicata nel caso di Ronnie. Helgeland che aveva adattato L.A. Confidencial dimostra che ci sa fare per quanto riguarda la ricostruzione d’atmosfera tuttavia il film non si eleva poiché incastrato in una sceneggiatura malinconica dovuta ad una “clichéttosa” storia d’amore, situazioni scorsesiane sconnesse in contrasto con un umorismo grottesco quasi alla Guy Richie. Tutta l’attenzione della regia ovviamente è concentrata su Tom Hardy, che sorregge il film e lo rende piacevole rendendo quasi i Krays dei soggetti affascinanti agli occhi dello spettatore. Grande successo in patria e buco nell’acqua all’estero forse dovuto al fatto che i gemelli del crimine ricoprono una discreta attrattiva nella cultura popolare inglese.

Pro: Tom Hardy, atmosfera
Contro: cliché, sceneggiatura troppo classica
Voto: 6
Target: gangster movie, anni 60’. Fac-simile scorsesiano

Fuocoammare



Torna Rosi, dopo la vittoria a Venezia di Sacro Gra, realizza un documentario questa volta sulla tragedia umanitaria contemporanea che si consuma nel Canale di Sicilia. Orso d’oro a Berlino, questo film cerca di mettere a fuoco in una prospettiva diversa, direttamente da Lampedusa, questa crisi umanitaria interponendo a livello di narrazione due piani, quello della vita normale sull’isola rappresentata dalle peripezie di un ragazzino del luogo e quello del problema vero e proprio, ovvero i barconi, i soccorsi e i morti. Seguendo questa filosofia il documentario alterna scene di “apparente” serenità cittadina, tra i pomeriggi del ragazzino metafora dell’abitante che cerca di essere distante da quello che succede ma non può far a meno di esserne coinvolto, e scene di sbarchi e soccorsi molto dure, vere e senza fronzoli.

 Il contrasto è riuscito e le immagini splendide dell’isola nei suoi campi lunghi, nelle rappresentazioni delle campagne dove scorazzano i ragazzini e nella vita di paese cozzano con la reiterazione volontaria e stordente di momenti più severi verso lo spettatore ma che comunque sono tesi alla creazione di una coscienza collettiva più che sfruttare la mera retorica andando a sviluppare, quindi, un prodotto sia di alto livello cinematografico che di concetto.

Pro: narrazione, idea di cinema, ottima rappresentazione
Contro: la chiosa poteva essere gestita meglio
Voto: 8
Target: documentario, cinema festivalierio

8 commenti:

  1. Legend ci offre un ottimo (doppio) Tom Hardy, ma il film secondo me si perde un pò troppo secondo me, Fuocoammare devo ancora vederlo ;-) Cheers!

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  2. Fuocoammare ancora mi manca,ma ammetto che Sacro GRA non mi era piaciuto.
    Su Legend siamo discretamente d'accordo: grande Hardy, ma film molto convenzionale.

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    1. è un documentario molto interessante, lo vidi in una sala piena che alla fine applaudì pure...

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  3. Totalmente d'accordo su "Legend": grandissimo Hardy, poco spessore...

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    1. mi aspettavo qualcosina di più dal film in generale... pazienza :-)

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  4. Tom Hardy è un attore bravissimo, però questo film non l'ho visto!
    gattaracinefila.blogspot.it

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    1. anche qui lui è ottimo, ma il film in generale sa di già visto...

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