martedì 1 marzo 2016

The Danish Girl recensione film

The Danish Girl recensione film
The Danish Girl

    Data di uscita4 febbraio 2016 (Italia)
    Durata2 ore
    Eddie Redmayne (Einar Wegener)
    Eddie Redmayne
    Einar Wegener
    Alicia Vikander (Gerda Wegener)
    Alicia Vikander
    Gerda Wegener
    Amber Heard (Oola Paulson)
    Amber Heard
    Oola Paulson
    Ben Whishaw (Henrik)
    Ben Whishaw
    Henrik


★★★

La storia del pittore danese Einar Wegener che si è sottoposto ad operazioni pionieristiche riguardo al cambiamento di sesso nel 1930. La struttura principale della pellicola si sorregge sul rapporto e l’interazione tra  Redmayne ( Wegener ), attore polifunzionale e coraggioso che qui sfrutta al meglio il suo alone androgino, e la Vikander che qui viaggia a buoni livelli foraggiati da un minutaggio abbastanza ampio rendendola quasi protagonista.

Il film è un dramma tratteggiato in maniera morbida, senza angoli acuti, che va incontro al maintream totale quindi chiuso in alcune scelte stilistiche che lo ingabbiano a livello sostanziale dove un argomento interessante e complesso come questo è stato trattato in maniera forse troppo poco incisiva. La brillantezza formale e visiva indora la pillola rendendo l’argomento di facile attracco per il pubblico più ampio possibile.  Tutto comincia negli anni 20’dove la coppia danese, pittore ed illustratrice pittrice, è descritta attraverso il loro rapporto interpersonale bilanciato che poi sarà interrotto da una repentino cambiamento e sdoppiamento del protagonista in Lili Elbe. Chiaramente per rendere il tutto più appetitoso agli amanti del melodramma la sceneggiatura spinge sulla storia d’amore che pian piano si rivelerà fallace indugiando in maniera quasi caricaturale sulla metamorfosi di Redmayne. 

Visivamente il  film è una perla, ed il regista Tom Hooper è un esperto imbonitore per la grande platea da questo punto di vista, squisite inquadrature,  una colour correction che è un piacere per gli occhi ed inquadrature pensate che vanno  fuori dalla solita routine da mestierante. Costumi e scenografie fantastiche aiutate anche dai cambi di location suggestivi tra Copenaghen, Parigi e Dresda. La fotografia ispirata chiaramente ai paesaggi dipinti dallo stesso Wegener, sfrutta gli ampi spazi attraverso puntuali ed eccellenti grandangoli, e negli interni si focalizza su dettagli e primi piani inseriti in una scenografia curatissima al minimo dettaglio. Musiche di A. Desplat che viaggiano di pari passo alle immagini senza però rimanere particolarmente impresse.

Sceneggiatura forse un po’ naif dato l’argomento, scava poco, è ricca di ellissi gestite male e non permette a Redmayne di effettuare il suo cambiamento gradualmente, ci mostra poco della vera sofferenza del protagonista ed indugia troppo sulle smorfie di maniera. La parte finale diventa anche telefonata e inutilmente pesante con l’ultima scena che ne decreta la poco originalità di scrittura nonostante il film sia comunque ricco di scene visive che si connettono allo script in maniera abbastanza interessante.

Pro: comparto visivo, buoni attori anche se troppo scolastici
Contro: sceneggiatura imbavagliata per il grande pubblico, poco coraggio dato l’argomento e situazioni poco credibili
Voto: 6--

Target: dramma, melodramma, queer, film in costume


5 commenti:

  1. Concordo anche con il voto, anche questa volta siamo allineati ;-) Ottimo il cast, ma non mi ha esaltato più di tanto, anche secondo me un pò di coraggio avrebbe aiutato ;-) Cheers!

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Concordo, manca proprio qualcosa, poteva essere gestito molto meglio. Se c'è una cosa che mi ha colpita è stata la scelta delle immagini, così raffinate quasi dipinte. Ma manca qualcosa.

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    1. si, il comparto estetico funziona alla grande...

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