lunedì 25 aprile 2016

Kill your friends film recensione

Kill your friends film recensione

Kill Your Friends

Director:

 

Writer:

  (novel)




★★★½
Inghilterra fine anni 90, le etichette discografiche della Gran Bretagna sono al loro massimo livello, i produttori si riempiono le tasche di soldoni grazie a band come gli Oasis e Radiohead, vanno a caccia continuamente di nuovi talenti da spennare ed in più sfondano anche nel pop costruendo artificialmente gruppi, come avevano fatto con le Spice Girls. L’autore del romanzo da cui è stato tratto questo film, lo scozzese John Niven qui anche sceneggiatore, ci ha lavorato in questo contesto e grazie a ciò che la sua mente ha potuto poi partorire questa grottesca e cinica storia.


Ovviamente il film si ispira solamente ai fatti reali, prende spunto dall’atmosfera che si respirava tra gli addetti ai lavori del settore musicale gonfiando il tutto in maniera quasi a tratti surreale e grottescamente divertente. Poco prima dei download illegali e il crollo della vendita dei Cd le etichette navigavano nell’oro, Nicholas Hoult, visto poco tempo fa in Mad Max, interpeta Steven Stelfox ( Ispirato ad un personaggio realmente esistito), è un ventisettenne manager della A& R di Londra, di preciso si occupa di scoprire nuovi talenti, ha una vita movimentata e dissoluta tra droghe, festini e concerti. C’è di più, Stelfox, è un arrivista punta solo alla scalata sociale e non ricorda più quale sia la vera musica di qualità, ormai pensa solo in termini produttivi. Sfonda continuamente la quarta parete, ci commenta le scene chiave e ci narra le sue impressioni, un po’ come fight club. Hoult è in formissima in questo ruolo, ha continuamente un aspetto volpino e acuto e dà veramente l’impressione di essere instabile e machiavellico. Avrà vari ostacoli da superare per diventare il capo aziendale, e sarà contorniato da una fin troppo sveglia segretaria ( Georgia King ) che avrà la sua evoluzione.


Ad una prima occhiata il film, diretto da un quasi esordiente Owen Harris, ricorda a tratti American Psycho, il libro scandalo di Bret Easton Ellis ed il connesso film, la pellicola ci va giù duro non ha problemi a mostrare la dissolutezza e il gore però sempre in senso ironico, quasi da intrattenimento, non va mai sul disturbante, si mantiene su livelli morbidi di violenza ed ha un ironia quasi alla Filth di Irvine Welsh ( un altro scozzese come Niven tra l’altro ). Dopo un inizio niente male, la pellicola arranca un po’ nella prima parte fino alla fase centrale per poi riprendersi molto bene nella seconda parte spedita e divertente. La regia si prende gioco dello spettatore basandosi su una celebrazione edonistica tipica da "gente di Wall Street", il comparto tecnico è buono e la colonna sonora è quanto mai calzante dato l’argomento. Film che cerca di descrivere il mondo della musica per vie traverse e grottesche, non sempre ci riesce ma sicuramente ha le carte per poter diventare un piccolo cult.

Pro: Nicholas Hoult, colonna sonora, tono generale del film
Contro: prima parte un po’ imbrigliata, in alcuni punti meno vizioso e volgare di quello che ci si aspetti
Voto: 7-

Target: thriller, gore, grottesco, musicale

6 commenti:

  1. Mi ispira un botto. Lo vedo entro stasera ;)
    Hoult è bravissimo, speriamo che lo valorizzeranno più in là.

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    Risposte
    1. la critica lo ha stroncato, a me è piaciuto abbastanza...

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    2. Visto e piaciuto, anche se concordo con te sulla violenza/volgarità poco utilizzata. Io, personalmente, ci sarei andato giù pesantissimo. In generale, un bel prodotto.
      Mi fa morire dal ridere il piccolo, Craig Roberts, di cui mi è piaciuto (o forse no?) il suo esordio alla regia, About Jim. Una commedia nera stramba, che devi guardare anche tu: in due, così, vediamo qual è il punto. ;)

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  2. Da una parte, sembra interessante, e sono convinta che l'attore protagonista sia perfetto per la parte...dall'altra, il film non sembra proprio il mio genere. Un po' più in là, magari! :D

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