giovedì 28 aprile 2016

La comune recensione film


La comune

Titolo originale: Kollektivet
Conosciuto anche come: The Commune
Nazione: Danimarca, Svezia, Olanda
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 111'
Regia: Thomas Vinterberg
Sito ufficiale: www.curzonartificialeye.com/the-commune
Social network: facebook

Cast: Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Helene Reingaard Neumann, Martha Sofie Wallstrøm Hansen, Lars Ranthe
Produzione: Zentropa Entertainments, Danmarks Radio (DR), Det Danske Filminstitut
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 31 Marzo 2016 (2016)
Berlino 2016 - Competition

Il danese Vinterberg, che ci aveva regalato il caustico “Festen” e il meraviglioso “Il sospetto”,torna prima con il romanzesco “Via dalla pazza folla” ed infine si riavvicina alle dinamiche umane e familiari dei suoi albori con questo “La comune”. Regista che aveva aderito al Dogma 95, movimento cinematografico del quale fa parte anche il fantomatico Lars Von Trier, ora tenta di sviscerare i rapporti umani all’interno di una comune con la consueta cattiveria e violenza psicologica verso i suoi personaggi a cui ci aveva abituato.

Anni 70’, Erick ed Anna sono una coppia sposata da circa 15 anni, hanno una figlia si chiama Freja, lui architetto che insegna all’università e lei giornalista. Ricevono in eredità dal padre di lui una grande casa, enorme e nel centro di Copenaghen, Erick è deciso a venderla dato che ne considera molto costoso il mantenimento, invece la moglie che dapprima faceva di tutto per convincere il marito a non venderla ad un tratto capisce che questa può essere l’occasione per iniziare una nuova vita. Fondano quindi una comune, ovvero una comunità nella quale si vive secondo principi collettivistici sulla base di ideali condivisi, dando quindi il via alla carrellata di inquilini e personaggi che poi abiteranno la casa. La prima parte di film è quindi dedicata alla costruzione della comunità, al tratteggiamento dei personaggi abbastanza singolari ed interessanti, l’incipit è abbastanza compiacente verso un profano e per chi non conosce bene l’argomento. comunque questa parte della pellicola che in soldoni verte più sulla commedia fa perno sullo spirito “seventies” e sui vecchi concetti hippie che sono snocciolati a buon ritmo ma attraverso troppi luoghi comuni. 

La regia di maniera non manca, la fotografia è luminosa e l’ambiente è ben tratteggiato, per una buona parte di film ci si chiede dove il film voglia andare a parare fino a quando il tutto si trasforma in uno psicodramma familiare quando Erick confessa ad Anna di avere un'amante che poi si istallerà in casa. Da questo punto in poi il plot ha una svolta drammatica e la brava Trine Dyrholm prende le redini del gioco, qui le scene di suspense psicologica non mancano, dato lo struggersi di Anna che si trova in bilico tra il perdono e il bisogno ardente di ritrovare i vecchi equilibri. Il regista è molto bravo a creare le situazioni imbarazzanti, in questa fase il film raggiunge una discreta forza che non aveva avuto precedentemente dato che la prima parte seppur scorrevole era pregna di cliché e forzature, purtroppo il finale non stupisce e non è al livello della dramma descritto, non riesce a dare una forma completa al tutto. L’elemento più apprezzabile dell’opera è il comparto attoriale aiutato da una macchina da presa maieutica, peccato per l’impostazione di sceneggiatura che sembra troppo artificiosa e in alcuni passaggi troppo semplicistica non aiutando l’opera a ritagliarsi un posto tra i film che descrivono al meglio questo tipologia d “atmosfera sociale”.

Pro: attori, fase tecnica

Contro: alcune ingenuità di scrittura

Voto:6+

Target: dramma familiare, psicologico

2 commenti:

  1. Visto, ma non sono riuscito ad apprezzarlo più di tanto, mi è sembrato fin troppo "freddo" e di maniera.
    Sicuramente il limite è il mio, intendiamoci.

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    Risposte
    1. non è che io lo abbia apprezzato più di tanto, ma cmq il minimo secondo me è raggiunto...

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