domenica 10 luglio 2016

The Zero Theorem - Tutto è vanità recensione film

The Zero Theorem - Tutto è vanità recensione film
The Zero Theorem - Tutto è vanità

Titolo originale: The Zero Theorem
Nazione: Regno Unito, Romania
Anno: 2013
Genere: Drammatico, Fantastico, Fantascienza
Durata: 107'
Regia: Terry Gilliam
Sito ufficiale: www.zerotheoremfilm.com

Cast: Matt DamonChristoph Waltz, Ben Whishaw, Tilda Swinton, David Thewlis, Melanie Thierry, Lucas Hedges, Sanjeev Bhaskar, George Remes
Produzione: Mediapro Studios, Zero Theorem
Distribuzione: Minerva Pictures
Data di uscita: Venezia 2013
07 Luglio 2016 (cinema)

★★★

Terry Gilliam il visionario regista de “ L’esercito delle 12 scimmie” e l’orwelliano “Brazil” come sempre costruisce immagini e situazioni finemente coreografate e originali ma anche, forse, questa volta troppo confuse e disponendo di un ottimo cast comunque non riesce a centrare pienamente l’obbiettivo fissato dall’allegoria che permea tutto il film.

C. Waltz è Qohen Leth un genio che vive in una chiesa sconsacrata, ha problemi d’identità e lavora per una società ipertecnologica, in un mondo futuristico e grottesco, gli viene affidato un problema difficile da risolvere il famigerato “Zero Theorem”. Quello che balza subito all’occhio è la messa in scena grottesca e la regia che fa di tutto per enfatizzare situazioni che sembrano quasi oniriche o surreali, la direzione degli attori è sopra le righe e questo non fa che accentuare l’attenzione di Gilliam verso i dettagli umani dei sui personaggi però in maniera forse piuttosto teorica e poco pratica. Le influenze nonostante tutto sembrano Kafkiane, alcune situazioni sono riconducibili direttamente a Brazil, la gestione è energica ogni frame è bello da vedere ogni movimento di macchina è ad hoc ma la connessione tra i presupposti ed il risultato finale non quadra, la narrazione sembra spezzettata non volutamente e perennemente confutata da un plot che balbetta. I gadget futuristici e i personaggi comunque sono scritti benissimo e anche gli attori ci mettono del loro con buonissime interpretazioni.

 Qohen è in perenne agitazione per una telefonata, che aspetta più di ogni altra cosa, e per questo riesce ad ottenere il permesso per lavorare da casa, sempre più isolato nel suo luogo sacro rappresentato da una chiesa sconsacrata poco luminosa e fatiscente fatta di colori e situazioni sempre surreali. Altri personaggi sono inseriti per alleviare le sofferenze del protagonista come la bellissima Mélanie Thierry, e tutti questi caratteri sono comunque finemente inseriti all’interno del contesto della pellicola ovvero una sorta di nichilismo post capitalista dove la vittima è l’animo umano. Se da una parte i personaggi di contorno sono ben inseriti essi però rimangono alla fine troppo astratti. Tutta l’opera funziona e gira a meraviglia quando ci viene mostrato il disagio del protagonista e le sue vicissitudini intime, la visionarietà del regista ancora ha molto da dire e direi che Gilliam riesce a tratteggiare un mondo futuristico interessante purtroppo, invece, la sostanza anche se basilarmente affrontata non ha la profondità necessaria adeguata al visual. Peccato.

Pro: cast, visionarietà, regia, messa in scena

Contro: troppo teorico e in alcune parti troppo scollegato

Target: cinema d’autore

Voto: 6+



4 commenti:

  1. Non è un film perfetto, ma Gilliam è sempre unico e visivamente potentissimo, uno dei miei preferiti ;-) Cheers!

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  2. Da me non è arrivato, era il film che più attendevo :(

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