sabato 13 agosto 2016

into the forest recensione film

into the forest recensione film

Into the Forest (2015)

Director:

 

Writers:

  (based on the novel by)

Che cosa potrebbe succedere se l’energia elettrica e di conseguenza tutto il nostro benessere derivante da essa dovesse scomparire senza preavviso? Ci avete mai pensato? Da questo contesto parte l’ultimo film di Patricia Rozema che dopo aver fatto il giro dei festival nel mondo ed essere uscito negli Usa è ancora inedito praticamente in tutta Europa.

E’ un adattamento del romanzo omonimo di Jean Hengland ( che non ho letto, ma dalle informazioni raccolte sembra abbastanza differente in alcuni situazioni e sottotesti ), la storia si svolge in un prossimo futuro, ovvero tutto è uguale come ai giorni nostri a parte qualche apparecchiatura elettronica quali schermi ultrapiatti trasparenti e una rete internet più annessi social network molto avanzati. Partendo dalla considerazione che questo film sia un drama scifi, ovvero la parte drammatica è nettamente di peso maggiore rispetto alla sezione fantascientifica che personalmente ritengo potesse essere anche evitabile poiché ne toglie ne aggiunge niente all’atmosfera, la storia cerca di seguire il filotto di quei film post apocalittici improntati sulla drammaticità quali the road, the rover, the survivalist e chi più ne ha più ne metta. La presenza di attrici quali la famosa Ellen Page e Evan Rachel Wood rendono il film papabile per un pubblico più ampio nonostante il film abbia più un impronta di film di nicchia, ma non in quanto a narrazione o impegno ma più che altro in quanto ad argomentazione.

Regista canadese, produttori canadesi, quindi film ambientato in British Columbia,uno stato federato del Canada ovviamente molto umido e verde. Nell ( Page ) è una studentessa, sua sorella Eva ( Wood ) è una ballerina, vivono insieme a loro padre in una casa nei boschi a circa 40 km dal primo villaggio più vicino. La casa è bella luminosa, dotata di tutti i confort, ma un bel giorno l’energia elettrica viene a mancare in tutta la zona e non solo. Chiaramente la famigliola si precipita in paese a fare incetta di viveri e benzina per poi ritornare nel bosco in attesa di buone nuove. Niente di tutto questo e la situazione si metterà ancora male col passare del tempo.

La regista mette subito le mani avanti avventandosi sul drama, prima di tutto è una storia di rapporti familiari, prima tra le sorelle e il padre, poi tra le due , poi tra le due e il mondo. L’aspetto fantascientifico della storia è trascurabile, il pretesto che mette in moto l’azione è qualcosa di lievemente metaforico e reaziona l’energia con la civiltà. In secondo piano ma non da meno l’argomentazione dibatte sul ruolo dell’energia oggi, è il nostro sangue, senza di essa la moderna civiltà potrebbe collassare in pochi mesi. Personalmente credo plausibile questa posizione dato che con un assenza prolungata di quelle che sono le nostri abitudini energetiche possano cambiare i dinamismi sociali in poco tempo, come l’uso delle armi sbarazzino e l’impunità dilagante. La regista usa questo secondo piano narrativo per creare tensione, quando affonda ci riesce bene soprattutto in alcune scene come quella chiave che darà una svolta alla pellicola.

Alla luce del realismo molte cose non funzionano, le situazioni mielose e drammatiche sono troppo prolungate e spropositate tali quasi da distogliere lo spettatore, poi una regia quasi televisiva che fa solo il suo e una fotografia desaturata che vira sul verde non aiuta.

Si passa dal dramma al thriller, a spizzichi, il ritmo e spezzato come detto da prolungati inserti mielosi con musichetta annessa, nonostante tutto non mi sono annoiato o deconcentrato durante la visione dato la precarietà della situazione delle protagoniste fino ad arrivare ad un finale forse metaforico ma poco azzeccato. Film interessante e ben recitato ma dubbioso negli intenti.

Pro: comparto attoriale, contesto
Contro: finale, gestione drammatica sbilanciata
Voto: 6.5
SPOILER

L’interpretazione che darei di primo acchito al film sarebbe quella di stampo classico femminista, anche se molto debole. La regista secondo me metterebbe in risalto le due protagoniste dopo la morte del padre e le metterebbe contro il mondo, un mondo senza energia che diventa immediatamente dopo anni di rivoluzioni femministe automaticamente proibitivo per una donna, le quali potrebbero cadere in pericolo in ogni dove e sono costrette ad isolarsi dalla civiltà. Non a caso il finale, che a me ripeto non è piaciuto, parla proprio di questo, un nuovo inizio di civiltà, dato che le due sorelle  danno fuoco al vecchio per avviarsi verso il mondo, due donne( una delle due si chiama Eva) ed un bambino, è l’unica spiegazione per un finale che è veramente sconnesso dalla storia dei personaggi e che sembra quasi affrettato.

Molte cose sono plausibili, come l’incidente al padre, l’episodio di violenza sessuale, sezione chiave del film girata anche molto bene ed estremamente cruda,, la somatizzazione di Eva nella danza, mentre le azioni di Nell verso il finale sono un po’ mal scritte, praticamente riesce a fare tutto, scuoiare cinghiali, fare sapone, far nascere bambini e curare malattie grazie all’enciclopedia … mheee.

Molto bella la location tra gli alberi e la casa, a si la casa, devo ancora capire come una casa del genere possa cadere a pezzi per un temporale e infungarsi in così breve tempo, comunque questo fa parte del brutto finale che dicevo.

4 commenti:

  1. Mi è piaciuto molto.
    La Page, finalmente, brava come penso che sia (anche se, con lei, di recente mi è piaciuto altrettanto Tallulah).
    Per me, un semplice ritorno all'essenziale. Quando tutto finisce, a cosa serve ballare, ascoltare una canzone, non sollevare il naso dai libri? Serve a non perdere l'umanità. E in questo mi ha ricordato tanto Perfect Sense, anche se in chiave minore.

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    Risposte
    1. l'unica cosa che non ho apprezzato particolarmente è il finale...

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    2. Prevedibile, sì, ma non potevo immaginarne uno di verso.
      Il nome, Eva, effettivamente diceva tutto.
      Purtroppo il libro non l'ho letto neanch'io: in Italia è inedito. Sarei curioso di sapere cosa cambia, però.

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