giovedì 18 agosto 2016

Last days in the desert recensione film

Last days in the desert recensione film

Last Days in the Desert (2015)


Ancora inedito in Italia, molto probabile uscirà intorno a Pasqua,” Last days in the desert” è l’ultimo film di Rodrigo Garcia a tematica mistico spirituale presentato al Sundance del 2015 dove un Evan McGregor in stile Obi Wan Kenobi è impegnato ad interpretare le ultime giornate di Gesù nel deserto, come storia vuole.

Scorrendo i nomi della crew salta subito all’occhio il nome di Lubezky, direttore della fotografia che è sempre una garanzia , tra gli ultimi lavori le immagini di The Revenant, il peso del maestro della cinematografia si sente tutto ed il film infatti è imperniato prima di tutto sul concetto di deserto, concetto che parte prima di tutto dal visivo per colpire lo spettatore in maniera netta.

Dunque si parte da una materia molto interessante, i giorni che il Nazareno passò nel deserto tra le tentazioni di Lucifero e le invocazioni verso il Padre, sostanza che poteva essere sfruttata in maniera forse meno sporca in quanto a scrittura e a profondità spirituale in quanto sembrano esserci alcuni buchi concettuali, almeno ad una prima visione, nonostante la maestosa narrazione visiva. La pellicola risulta un’opera che sicuramente sarà commercializzata difficilmente dati i significati criptici ed i tempi dilatati infatti si allontana anche dalla platea credente dato che lo stile non ricalca il religioso ma sembra quasi basarsi su linee new age. Come già detto il deserto è protagonista, numerose scene hanno stacchi di montaggio lunghi proprio per permetterci di godere la bellezza delle zone aride californiane, location del film, i costumi sono perfetti e la regia comunque rende l’idea di cosa possa essere vivere all’addiaccio al gelo di notte e al caldo di giorno. La scelta del casting ovviamente applica il white washing, ovvero chiaramente ad esempio avremo un Gesù che sembra scozzese più che ebreo, ma ormai ci siamo abituati, evidentemente gli studios troverebbero controproducente ricostruire in dettaglio le sembianze del Cristo o forse semplicemente preferiscono utilizzare il nome di McGregor per vendere il film. 

Arriviamo al punto, durante il suo viaggio rigorosamente a piedi tra il pietrame e i venti sferzanti del deserto, Gesù che sarà in perenne diverbio con il diavolo incontrerà una famigliola isolata composta da un anziano capo famiglia , un figlio adolescente ed una giovane mamma malata. Il capo famiglia è intenzionato a restare nel deserto, il figlio vuole viaggiare e vedere il mondo, il regista cerca di inserire il protagonista in questi intercapedini familiari cercando di descriverceli come un intento da missione evangelica, ovvero quello di riassettare il nucleo dei tre nonostante i pessimi consigli e le elucubrazioni di Lucifero che in ogni scena è rappresentato dal doppio del Cristo … sicuramente gli iperreligiosi considereranno la questione quasi blasfema. Si procede in questa maniera tra tramonti e lunghe camminate fino ad un finale che francamente ritengo un po’ appiccicato di forza per dare più consistenza al tutto.

McGregor anche se sembra comunque troppo vecchio per il ruolo è comunque in parte e rende bene anche nelle scene di “Doppio” , riesce a darci la profondità luciferina e l’aureola da sant’uomo con una certa facilità. Ma la vera star, come già detto è Lubezky che come al solito usa solo luce naturale e adatta il deserto del Anza-Borrego a est i San Diego alla Palestina di 2000 anni fa.

Alla fine della fiera la pellicola voleva essere quasi un esercizio di stile che però verso il finale si prende la briga di insistere su una tematica, forse sconnessa dalla narrazione stessa, che finirà per allontanare sia i religiosi che gli appassionati di cinema.

Pro: fotografia, atmosfera, 

Contro: sceneggiatura, parte finale, narrazione frammentata

Voto: 6+

SPOILER

La scena chiave, quella dove il padre chiede al figlio di scendere con la corda ma poi prende la decisione di scendere egli stesso francamente non l’ho capita e fatico ad inserirla nella narrazione che fino a quel punto era stata più che sufficiente, forse simbolica ma a me è sembrata una forzatura così come la parte centrale e la scommessa che Satana fa a Gesù, praticamente il Cristo non fa niente altro che lasciar morire i due genitori per favorire il figlio, non so se il tutto sia attinente alle scritture ma per me è abbastanza discutibile e non ha niente di profondo o altamente spirituale. Il finale l’ho trovato veramente appiccicaticcio, si salta alla passione con due tre immagini montate solo perché Lucifero gli aveva detto che negli ultimi momenti sarebbe stato lì a tentarlo? Mha... piuttosto avranno inserito quelle immagini solo per rendere più drammatico il finale altrimenti sarebbe stato ampiamente inconsistente. Invece gli ultimi secondi mi sono piaciuti molto, il contrasto vecchio e nuovo, il deserto come scrigno di avvenimenti epici che noi non consideriamo e la frase di Lucifero che si ritroverà fallace …

3 commenti:

  1. Per McGregor e Lubezky, vedrò molto volentieri (e pure per il Sundance).
    La tematica religiosa, ecco, non mi fa fare i salti di gioia.

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    Risposte
    1. è più new age o filosofica che religiosa...

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    2. Pure peggio!
      Staremo a vedere. ;)

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