martedì 29 novembre 2016

hell or high water recensione film

hell or high water recensione film
Hell or High Water

Titolo originale: Hell or High Water
Conosciuto anche come: Comancheria
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 102'
Regia: David Mackenzie
Sito ufficiale: www.hellorhighwater.movie

Cast: Dale Dickey, Ben Foster, Chris Pine, William Sterchi, Jeff Bridges, Katy Mixon, Gil Birmingham
Produzione: Film 44, OddLot Entertainment, Sidney Kimmel Entertainment
Distribuzione: 
Data di uscita: 2016 (cinema)

Netflix oltre a produrre e distribuire bellissime serie e documentari sforna anche dei film quasi sempre decenti e in alcuni casi veramente interessanti anche a livello artistico come ad esempio “Beast of No Nation”, questa volta si è superato e distribuisce Hell or High Water, forse tra i più bei thriller usciti quest’anno. In breve potrebbe essere riassunto in questa maniera: un “Non è un paese per vecchi” fatto di rapine. 

Il Texas descritto è povero, emarginato, depresso e ignorante ma dannatamente bello. Ottime prestazioni di Chris Pine, che sta crescendo sempre più acquistando una mimica facciale via via più peculiare ed espressiva, Ben Foster che insieme al precedente forma la coppia dei “bankrobbers”, -bianchi e non messicani che rubano banche- come gracchia un vecchio texano durante una rapina. Un racconto d’intrighi criminali fatte di inseguimenti gatto/topo dove il gatto è ancora più interessante del topo. In sceneggiatura elementi brotherood ed acute stoccate al sistema bancario descritto come un tumore maligno che sta rubando la terra a quei bianchi che a loro volta avevano rubato la terra ai Comanchi( gli antichi abitanti del posto).

 Ma la vera chicca è Jeff Bridges, forse tra le sue migliori prestazioni ( non sto esagerando) nelle vesti di un ranger alla John Wayne, dalla testa dura sempre pronto a spruzzare battute razziste no sense verso il suo collega di origine indiana impersonato da un buon Gil Birmingham. Gli attori come detto sono in stato di grazia, il regista che ha girato anche “Sturred up” ( che consiglio) si trova a suo agio mettendo in scena una storia facile ma estremamente chiara e per questo efficace. La regia è ad alto livello, se ne comprende subito la caratura già nei primi minuti e la fotografia giallastra ha dei colori talmente vividi che in alcuni momenti ruba eccessivamente l’occhio alla storia. Il plot non ha un ritmo incredibile ma è infarcito da numerose scene instant cult e non si ferma solo al mero intrattenimento.

Essendo alla fine un film quasi “classico” , infatti sembra quasi un western con le macchine al posto dei cavalli, i personaggi sono piuttosto bidimensionali ma ciò è cancellato come già detto dalle ottimali prestazioni attoriali. Mackenzie tramite una storia semplice di rapine riesce a tratteggiare un romanticismo verso tempi andati attingendo dal drammatico senza mai affossare la verve thriller descrivendo attraverso elementi esterni i problemi del West Texas e dei suoi abitanti più emarginati, storie che alla fine sono universali.


voto: 8++

6 commenti:

  1. Mi è piaciuto, sì, ma non ci ho visto granché.
    Per stile e regia l'ho trovato un po' anonimo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io già dalla prima scena mi sono impressionato con il 360 gradi durante la rapina per descrivere il luogo prima esternamente, e poi internamente senza usare il calssico campo contro campo durante la rapina. questa roba l'ho vista fare solo De Palma e nell'ultimo it follows, mi è piaciuta molto la gestione della palette tipo i colori delle macchine e le scelte dei luoghi e degli spazi. Poi sono molto belli gli inseguimenti action, ilprimo soprattutto è molto particolare perchè è"morbido" forse c'è tipo una gru esterna che riprende il veicolo e mi è piaciuta molto questa scelta. Riguardandolo ho apprezzato molto il ritmo che è lieve ma a sprazzi esplode con il montaggio che dà una giusta dose alle due coppie di peronsaggi. Alla fine è una storia "classica" forse è quello il punto debole.

      Elimina
  2. Splendido, classicissimo, con un Jeff Bridges monumentale!

    RispondiElimina
  3. Ciao! Be', che dire, concordo. Un Texas oscuro e ugualmente bello, così come è assai notevole l'occhio dietro alla macchina da presa e quello che questo simpatico occhio osserva. Ho adorato e odorato quelle soluzioni di regia e anche quel movimento in coda al film. Jeff Bridges grandissimo ma a colpirmi è stato Chris Pine; a dimostrazione che se c'è un regista capace, un attore "passabile" può diventare una sorpresa. Altro aspetto che rende il film assai degno di nota è la sua capacità di raccontare l'oggi ripescando un genere
    del passato. Qui le banche, elemento "iconico" del genere assumono un'altra e ben più drammatica - e contemporanea - identità.

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi