lunedì 21 novembre 2016

Tokyo Love Hotel recensione film

Tokyo Love Hotel recensione film
Tokyo Love Hotel

Titolo originale: Sayonara kabukichô
Conosciuto anche come: Kabukichô Love Hotel
Nazione: Giappone
Anno: 2014
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 135'
Regia: Ryuichi Hiroki
Sito ufficiale: www.sayonara-kabukicho.com

Cast: Sometani Shota, Maeda Atsuko, Lee Eun-woo, Son Il-kwon, Minami Kaho, Matsushige Yutaka, Omori Nao, Murakami Jun, Taguchi Tomorowo, Oshinari Shugo, Wagatsuma Miwako, Kawai Aoba, Miyazaki Tomu, Hinoi Asuka
Produzione: Gambit and Happinet, The Fool and Arcimboldo, W Field
Distribuzione: Tucker Film
Data di uscita: 30 Giugno 2016 (cinema)

Da poco per l’ home video in Italia questo film del 2014 di Hiroki Ryuichi ci porta per una notte all’interno di un albergo a ore nel quartiere a luci rosse di Tokyo, si seguono le vicende di più personaggi che vivono storie variegate, dal dramma al grottesco. Il regista ha lavorato nel "soft-porno" ma in circa due ore riesce ad infarcire il tutto di romance, dramma ed erotismo, alcune scene di sesso sono pixellate come nella tradizione asiatica. Dopo un avvio difficile dove ho fatto fatica ad ambientarmi dato che il regista ti butta letteralmente i fatti addosso senza introduzione alcuna, e questo è un bene perché mi ha permesso di appassionarmi alle storie dei vari protagonisti, tenta di bilanciare tante tematiche fondamentalmente collegate al sesso, nel film visto platealmente forse in modo semplicisticamente pessimista, a mio parere un limite . Tutto quello che è collegato al sesso è negativo , sia nel grottesco sia nel dramma, e i personaggi ne soffrono negli eventi e nelle scelte.

La narrazione è sapiente non annoia mai, non pensate sia un film impegnativo, anzi ciò che accade è doppiamente interessante, sia perché riguarda un tipo di cultura a noi lontana, quella dei quartieri a luci rosse, sia perché quello che accade ai protagonisti è imprevedibile. Talvolta il regista non riesce a tenere compatto il film, ma la regia è solida e fluida, la macchina da presa a mano non è ansiogena ma morbida e segue lentamente la scena. La sceneggiatura punta soprattutto il dito contro il welfere giapponese e cerca di dare un maggiore respiro a piccole storie umane d’alberghetto, vuole essere un melodramma ma non troppo, erotico al punto giusto e profondo quanto basta.

voto: 7-- ( particolare, dal sapore indie)


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