giovedì 23 febbraio 2017

Manchester by the Sea recensione film

Manchester by the Sea recensione film
Manchester by the Sea

Titolo originale: Manchester by the Sea
Conosciuto anche come: 
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 135'
Regia: Kenneth Lonergan
Sito ufficiale: wwww.manchesterbytheseathemovie.com

Cast: Casey Affleck, Kyle Chandler, Michelle Williams, Gretchen Mol, Kara Hayward, Josh Hamilton, Tate Donovan, Heather Burns, Lucas Hedges
Produzione: The Affleck/Middleton Project, B Story, Big Indie Pictures, CMP
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: Roma 2016 - Selezione Ufficiale
16 Febbraio 2017 (cinema)

Se ne è straparlato da parecchio, in giro circolavano già voci positive su questo drammone d’oltreoceano ambientato in una piccola e fredda cittadina del New England. Non conoscevo il regista ma dopo aver visto il film e soprattutto dopo aver visto come tratta la materia cinematografica lo potrei tranquillamente additare come un “Ken Loach trapiantato negli USA”.

 La pellicola che ad una prima occhiata potrebbe apparire come il solito drama acchiappa statuette invece è un racconto vivido e realistico del dolore attraverso il lutto, elemento vivisezionato in più strati e in maniera multi direzionale. C. Affleck, che interpreta magistralmente il protagonista ( ormai si sa che è più bravo del fratello), offre una prova maestosa, sfrutta la sua legnosità questa volta quanto mai calzante ed il suo volto esprime in maniera impeccabile l’anima di un uomo spezzato dentro. Fondamentalmente questo è uno di quei film senza una vera e propria trama ma dove la narrazione ci propone uno spaccato di vita quotidiana drammatica attraverso una gestione che non ci spiattella tutto e subito ma lo fa con flashback spiazzanti prendendosi il giusto tempo tale da immergerci nei dolori di Lee, pian piano capiamo perché è asociale ed apatico praticamente un” morto dentro” che cammina. Come detto il ritmo si prende i suoi tempi ripagando con almeno due tre scene davvero potentissime a livello cinematografico in cui le sfaccettature attoriali restituiscono in maniera efficace ed efficiente il dramma del lutto. La regia sembra semplice ma è estremamente studiata nelle inquadrature a seconda dell’intensità delle scene, fotografia fredda ma variegata che si fa forte di un’atmosfera nordica tra neve ed un mare che acquista quasi un valore simbolico. Sceneggiatura con i piedi per terra senza “scivoloni all’americana”, riuscita anche quando si passa a toni più caldi e meno drammatici. Cast di supporto in stato di grazia, M. Williams in pochi minuti, e in una scena in particolare, si guadagna di tutto diritto la nomination all’oscar. Parte integrante della narrazione sono le musiche che accompagnano in maniera suggestiva le scene chiave. Insomma un drammone con i controfiocchi per quelli che apprezzano le grandi prestazioni degli attori e storie che non sono retoricamente strappalacrime, le lacrime qui vanno offerte come tributo al “Dio Cinema”. Film quadrato, trattenuto, descrizione del dolore vero.
voto 8

11 commenti:

  1. Concordo pienamente, anche sul voto.
    La La Land è una festa, però Manchester by the sea mi è più vicino (anche se non ha chance). E che colonna sonora. Albinoni, nei flashback, conciliava proprio.

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  2. Una meraviglia che tocca il cuore. Del regista avevo visto Margaret, molto intenso anch'esso ma decisamente meno riuscito, almeno per me.

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    1. devo recuperarli i suoi precedenti, per me era sconosciuto questo autore ... bella sorpresa

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  3. Struggente, e più passa il tempo, più mi rendo conto di tifare per lui.
    E pensare che non ci contavo affatto, tanto meno su Affleck Jr.

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  4. La tua analisi è molto buona,condivido pienamente la tua opinione. Non avevo mai visto recitare casey affleck..è bravissimo

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  5. Concordo con la tua recensione. Manchester by the sea mi è piaciuto molto perché non ha banalizzato il dolore e cercando di "costringere" lo spettatore a commuoversi/emozionarsi. La sua sceneggiatura asciutta e realistica è il suo punto di forza, in un cinema - almeno di questo tipo - che punta, purtroppo, sempre all'artificiosità

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    1. si, certo, da questo punto di vista è molto "europeo"

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