lunedì 12 giugno 2017

El abrazo de la serpiente recensione film

El abrazo de la serpiente recensione film
El abrazo de la serpiente

Titolo originale: El Abrazo de la Serpiente
Conosciuto anche come: Embrace of the Serpent
Nazione: Colombia, Venezuela, Argentina
Anno: 2015
Genere: Avventura
Durata: 125'
Regia: Ciro Guerra
Sito ufficiale: www.embraceoftheserpent.oscilloscope.net

Cast: Jan Bijvoet, Antonio Bolivar, Nicolás Cancino, Brionne Davis, Yauenkü Migue, Luigi Sciamanna, Nilbio Torres
Produzione: Buffalo Producciones, Caracol Televisión, Ciudad Lunar Producciones, Dago García Producciones, MC Producciones, Nortesur Producciones
Distribuzione: Movies Inspired
Data di uscita: Cannes 2015
04 Agosto 2016 (cinema)

Film candidato all’oscar come miglior film straniero e vincitore a la Quinzaine a Cannes 2015. Parte del significato dell’opera è racchiuso nella frase :“ Questo film è dedicato alla memoria dei popoli le cui canzoni non conosceremo mai” . Il regista parte da un bellissimo bianco e nero e ci introduce nell’atmosfera amazzonica su due piani temporali diversi, uno agli inizi del 900’ e l’altro nel 1940.

 Le vicende narrate sono ispirate ai diari di due esploratori della zona realmente vissuti entrati in contatto con gli indios alla ricerca di piante medicinali rarissime e interpolati attraverso un montaggio a compartimenti spaziali fissi ( praticamente saranno più o meno negli stessi luoghi ma in una linea temporale diversa). Il regista ci trasporta in un mondo che pare extraterrestre agli occhi di un occidentale moderno, è forte il legame con la natura della narrazione e lo stile etnografico fatto di un turbinio di lingue e tradizioni darà soddisfazione agli antropologi e agli appassionati di etnie scomparse. La storia sembra quasi un rito iniziatico, si passa dall’onirico lisergico al iper realismo attraverso uno stile essenziale ed asciutto che potrebbe risultare comunque ostico alla maggioranza degli spettatori non interessati all’argomento. Si toccano temi, approfondendoli intelligentemente, come il colonialismo e di rimando anche i problemi legati all’ecologia e allo sfruttamento della terra contrastato giocoforza al panteismo delle culture perdute tirate in ballo. Ad un certo punto lo strascico del plot sembra quasi una via crucis verso la comprensione di un nuovo mondo. Talvolta la babele dei dialoghi rieiterati possono sembrare inerti ma la pellicola è un punto di vista davvero particolare su un’argomentazione ormai difficile da trattare senza cadere nel clichés, anche se dal punto di vista simbolico mi ha ricordato un po’ apocalypse now. Un vero viaggio nel polmone verde del Sudamerica tra lingue, culture e religioni perse in uno splendido bianco e nero.
voto 7

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